sabato 30 gennaio 2021

MAFIA E POLITICA.UNA CONVERSAZIONE SULLA PAGINA FACEBOOK DEL FORUM ANTIMAFIA DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO

 






Castellammare, forum antimafia su “Mafia e Politica”, ospiti Sandro Ruotolo e Augusto Cavadi

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Terzo tavolo tematico per il Forum Antimafia di Castellammare. Dopo i primi due su Ecomafie e “mafia imprenditrice”, il terzo tratterà il tema spinoso del rapporto tra “mafia e politica”. Tra gli ospiti Sandro Ruotolo, giornalista campano e attualmente Senatore della Repubblica (Gruppo Misto) e Augusto Cavadi, insegnante, scrittore e consulente filosofico. Dialogheranno con loro il Prof. Paolo Arena, Presidente dell’Associazione Circolo Metropolis di Castellammare e il giornalista, scrittore e insegnante Enzo Di Pasquale (moderatore).

L’incontro si svolgerà sulla piattaforma Zoom e sulla pagina Facebook del Forum https://www.facebook.com/events/2146316315504619

domenica 31 gennaio 2021 dalle ore 16:00 alle ore 18:00.

giovedì 28 gennaio 2021

FRANCESCHIELLO, ULTIMO DEI BORBONE, BEATO: FINALMENTE UNA NOTIZIA CONFORTANTE !




 “Adista”

11.1.2021

FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA: AVREMO SAN FRANCESCHIELLO, IL RE “LASAGNA”, DA PREGARE

 

Quanti siamo avviliti dalla pandemia perdurante e dai suoi effetti pervasivi possiamo, in compenso, tirare un sospiro di sollievo: infatti, come ha comunicato attraverso i suoi vari canali orali e scritti Radio Roma Libera, il 16 dicembre 2020 la Conferenza episcopale della Campania, riunita a Pompei, ha dato il nulla osta all’ avvio della causa di beatificazione per Francesco II di Borbone. Inizia così il cammino che, augurabilmente, lo porterà presto sugli altari. Ma chi era costui?

E’ stato l’ultimo Re delle Due Sicilie, incoronato tale a 23 anni e costretto all’esilio con la moglie Maria Sofia, appena un anno dopo (1860), per via del processo di unificazione italiana attuata sotto la dinastia dei Savoia grazie alla sinergia di Cavour, Mazzini e Garibaldi. La radio che ne dà notizia sottolinea con rammarico che il giovane sovrano fu vittima della formazione, “in maniera avventurosa e spregiudicata”, del Regno d’Italia. Confesso che ignoravo i suoi meriti religiosi, a quanto sembra in continuità con la madre, Maria Cristina Carlotta Giuseppa Gaetana Efisia di Savoia, già proclamata “beata” dalla Chiesa cattolica nel 2014.  Di lui ricordavo solo il soprannome affettuoso di “Re lasagna” (per il suo trasporto verso tale piatto) e la risposta di un ufficiale dell’esercito all’ordine di radunare “tutti gli uomini” per difendere dai Mille la reggia napoletana: “Maestà, gli uomini se ne sono scappati tutti. Sono rimasti i fessi”. Sono dunque curioso di apprendere le motivazioni della sua candidatura alla canonizzazione. L’ultimo esponente di un governo definito dal politico britannico Gladstone, ancora nel 1851, "negazione di Dio", ha compensato forse il dispotismo poco illuminato della dinastia recandosi spesso nella cittadina termale di Arco, nel Trentino, dove – fruendo della “mitezza del clima” e della “bellezza del paesaggio, tra i monti e il lago di Garda” -  conduceva “una vita ritirata di meditazione e di preghiera”? Si sta ancora una volta applicando il criterio di separare le virtù private dai vizi pubblici: devoto in casa, non proprio competente e impegnato in piazza ? Chi dà notizia del suo processo di beatificazione lo esclude. Francesco II di Borbone è stato non solo pio in cappella ma ammirevole anche in pubblico dal momento che “ci trasmette l’eco di una virtù sconosciuta agli uomini di oggi: il senso dell’onore cattolico” di cui si avverte estremo bisogno. Soprattutto oggi, epoca in cui – come spiega la medesima, autorevole, fonte – “la Rivoluzione perde la sua capacità progettuale, e la sua capacità di governarsi, si disgrega e regredisce, per così dire in una pluralità di rivolte, accomunate solo dal pathos della distruzione”:  “I rivoltosi, sono gli ecologisti, i pacifisti, gli antirazzisti, i militanti LGBT, gli Indignados, i Black Lives Matter e gli attivisti informatici, che nell’incapacità di realizzare i loro progetti hanno scelto la strada della guerra permanente”. 

Un po’ di pazienza, dunque: presto potremo invocare, non solo nel segreto delle nostre stanze ma anche nelle cattedrali e nelle più sontuose processioni, “San Francesco II prega per noi!”.

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

martedì 26 gennaio 2021

COVID, CONDIZIONE DEI DETENUTI E VACCINI SELETTIVI

 “Repubblica – Palermo”

26.12021

 

"REPUBBLICA - PALERMO"

26. 1. 2021


COVID E CONDIZIONE DEI DETENUTI

Come in tutte le fasi di pandemia, emerge il meglio e il peggio dell’umanità. Anche in Sicilia si sono moltiplicate le iniziative istituzionali e, soprattutto, sociali in soccorso dei concittadini più colpiti; ma - come risvolto negativo – le situazioni di emarginazione hanno registrato ulteriori aggravamenti. E’ il caso dei carcerati nei vari istituti di reclusione dell’isola.  Già, in tempi ‘normali’, sono poche le associazioni di volontariato che si occupano di tenere aperti i canali fra il “dentro” e il “fuori”: e, per giunta, non senza sospetti e accuse ingiuste. Quando due anni fa, in una Sezione “a regime aperto” dell’Ucciardone di Palermo, furono ritrovati  100 grammi di hashish e un telefonino , il segretario regionale dell’ Osapp (un sindacato della polizia penitenziaria), senza uno straccio di prova, si affrettò a dichiarare, in polemica con la direttrice dell’epoca, che  «Nel carcere entrano troppi volontari». 

Da un anno, ormai, per motivi di salute pubblica, i volontari non possono entrare – giustamente – nelle strutture carcerarie. Ma ciò non implica il disinteresse nei confronti dei concittadini che vi sono rinchiusi. Bruno Di Stefano, presidente dell’ASVOPE (Associazione di volontariato penitenziario) di Palermo, ad esempio, sta moltiplicando i tentativi di accendere i riflettori su questa porzione ‘buia’ di società, nel timore che l’epidemia possa costituire un’ennesima ragione di ingiustizia e di sperequazione. In particolare è notizia di queste ore che nel carcere di Pagliarelli sono stati individuati decine di casi di positivi: se è doveroso includere gli agenti di custodia e il personale educativo e amministrativo nelle fasce da vaccinare prioritariamente, è equo e – prima ancora – logico non procedere contestualmente alla stessa misura precauzionale nei confronti dei detenuti? Sarebbe necessario equiparare gli ospiti di queste Case di reclusione agli ospiti delle RAS (le residenze per persone anziane e disabili), senza dover attendere (come sembrerebbe dalle note ufficiali) i mesi estivi.  E ciò per motivi strategici oltre che umanitari: le carceri, in quanto focolai tipici del virus, determinano  la sottrazione di energie sanitarie alle esigenze dei cittadini  liberi.

Inoltre – per limitarci solo a un altro esempio clamoroso – è stato opportuno vietare le visite dei parenti. Ma ci sono intere sezioni prive di possibilità di video-chiamate: sarebbe troppo installare dei modem che consentano di supplire all’assenza di colloqui in presenza?  

Non si tratta di filantropismo o di solidarietà evangelica, ma prima ancora del rispetto che lo  Stato deve alla propria Carta costituzionale: esso è responsabile dell’incolumità dei cittadini che assume in custodia e le pene che infligge “devono tendere alla rieducazione del condannato”, non al suo abbrutimento e alla sua esasperazione.

domenica 24 gennaio 2021

OLTRE LE RELIGIONI. UNA NUOVA EPOCA PER LA SPIRITUALITA' UMANA


 “Comunicazione filosofica”

n. 37 – Novembre 2016

      

AA. VV., Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umanaPrefazione di M. Barros, Gabrielli, San Pietro in Cariano (Verona) 2016, pp. 239, euro 16,50

 

Ci sono libri di teologia che possono interessare soltanto i teologi. Ma quando un libro di teologia non parte dal presupposto che esista un Dio trascendente e personale; che questo Dio si sia auto-rivelato a un solo popolo della terra; che poi si sia incarnato un’unica volta nella natura umana in Gesù di Nazareth, il quale avrebbe fondato una chiesa indefettibilmente assistita dallo Spirito Santo etc. etc.; bensì mette in discussione proprio le basi della teologia ortodossa tradizionale, interessa solo i teologi? O non anche i filosofi? O i filosofi molto più che i teologi? Forse interessa esclusivamente i filosofi e per nulla i teologi ‘ufficiali’: quei filosofi, almeno,  dalla cui prospettiva teoretica il pensiero sul divino non si sia definitivamente eclissato.

     Un esempio tipico di testo teologico per… non teologi (di professione) è questa esplosiva raccolta di saggi curata da C. Fanti e F. Sudati: un libro così netto nell’impostazione e così limpido nel linguaggio che solo chi crede di sapere tutto, o ha deciso di non sapere nulla, sulla crisi attuale delle religioni monoteistiche può esonerarsi dal leggerlo. Sin dalla Prefazione il monaco benedettino Marcelo Barros offre su un piatto d’argento la chiave ermeneutica dei cinque saggi (che, con la Presentazione analitica di Claudia Fanti e la Piccola introduzione a John Shelby Spong di don Ferdinando Sudati, diventano in realtà sette) : “Fino ad oggi, la sfida di de-occidentalizzare il cristianesimo, di liberare l’islam dai condizionamenti storici della cultura araba, di completare il lavoro di Gandhi in un’India ancora segnata dalla divisione religiosa delle caste si è posta in modi diversi, ma con la stessa urgenza. E purtroppo, a quanto pare, né le Chiese né altre religioni hanno ufficialmente preso sul serio e affrontato in profondità tali sfide. (…) E’ questo il quadro che ci obbliga a parlare di “crisi delle religioni” e, ora, di paradigma post-religionale, come pure di ricerca di una spiritualità umana laica e post-religiosa. (…) Il libro Oltre le religioni può essere un ottimo strumento in questo percorso” (pp. 10 – 13).

     Di che si tratta in dettaglio? I contenuti dei saggi che costituiscono il libro vengono anticipati brillantemente nella Presentazione della Fanti, in perfetta sintonia con l’ouverture di Barros: “Riuscirà il cristianesimo nell’impresa di trasformare se stesso, reinterpretando e riconvertendo tutto il suo patrimonio simbolico in vista del futuro che lo attende? Riuscirà a liberarsi di dogmi, riti, gerarchie e norme, di tutti quei rituali religiosi che (…) hanno finito per complicare – anziché favorire – la nostra relazione con Dio, ostacolando inoltre, e soprattutto, le nostre relazioni umane?  (…) E’ un compito, questo, cui hanno rivolto le proprie riflessioni teologi come il vescovo episcopaliano Juhn Shelby Spong, il gesuita belga Roger Lenaers, il clarettiano spagnolo, naturalizzato nicaraguense, José Marìa Vigil, esponenti di punta di questo nuovo paradigma post-religionale e autori della presente opera, ma cui guardano con interesse e con passione anche quanti, pur al di fuori della ricerca teologica propriamente detta, vogliono sentirsi vicini <<alla Vita che Gesù ha difeso e a cui ha dato dignità>>, come spiega nel suo modo impareggiabile, nel secondo capitolo di questo libro, la giornalista e scrittrice cubana-nicaraguense Marìa Lòpez Vigil” (p. 18).

   Procedendo in ordine, il primo teologo che incontriamo è il vescovo Spong: prima attraverso il profilo biografico-intellettuale di don Sudati (che vede in lui “lo specchio in cui il vecchio cristianesimo riflette le proprie contraddizioni e quello nuovo le sue potenzialità”, p. 66), poi grazie alle “Dodici tesi” da lui appese, nel 1998, “alla maniera di Lutero, all’ingresso principale della cappella del Mansfield College, all’Università di Oxford, nel Regno Unito” (p. 70). Esse esortano tutte le confessioni cristiane a ripensare, profondamente, la formulazione teologica dell’unica fede evangelica in considerazione della insostenibilità del “teismo” tradizionale; della dottrina cristologica della “incarnazione di una divinità teistica”; della mitologia pre-darwiniana del “peccato originale”; della “nascita verginale” di Gesù “intesa in senso biologico letterale”; delle “storie dei miracoli del Nuovo Testamento” interpretati come “avvenimenti soprannaturali”; della “interpretazione della croce come sacrificio per i peccati” (“basata su concezioni primitive di Dio”); della risurrezione di Gesù concepita come “un risuscitare fisico all’interno della storia umana”; del “racconto dell’ascensione di Gesù” inintelligibile in una visione post-copernicana del cosmo; della morale come insieme di princìpi etici rivelati in maniera definitiva da Dio; della preghiera intesa come “petizione” a un Dio esterno alla storia umana perché agisca in essa; della dottrina del rapporto fra morale terrena e condizione post-terrena; della legittimazione di ogni discriminazione sulla base delle opinioni teologico-religiose di ciascuno. La conclusione dell’autore è icastica: “Le dodici tesi stanno ora davanti alla chiesa. Il futuro del cristianesimo dipenderà da come questa sarà capace di rispondere” (p. 120).

   Segue un articolato e argomentato intervento – provocatorio,  e insieme incoraggiante, sin dal titolo -  di Maria Lòpez Vigil: Beati gli atei perché incontreranno Dio. Sulla base della propria esperienza biografica, l’autrice racconta perché non riesce più a “credere a questo incomprensibile linguaggio dogmatico, amalgamato a una filosofia superata” (p. 122) , di cui si servono tutte le chiese cristiane; ma anche perché Gesù di Nazareth resti il suo “riferimento religioso e spirituale”, il suo “riferimento etico”, quello “più familiare per provare a percorrere il cammino che (la) apre al mistero del mondo” (p. 123).

    Sul tema dell’incompatibilità con la modernità non del cristianesimo, ma della teologia cristiana bimillenaria, insiste Lenaers; a giudizio del quale, infatti, la fede cristiana (spogliata dagli involucri culturali con cui si è storicamente impastata) e la modernità “si completano e si arricchiscono vicendevolmente. La fede cristiana arricchisce la modernità liberandola dalla sua cecità di fronte a una Realtà che ci trascende totalmente e al tempo stesso ci abbraccia. Senza questa intuizione, l’affermazione umanistica del valore assoluto della persona e dei diritti umani perde il suo indispensabile fondamento. (…) D’altro lato, la modernità arricchisce la nostra fede e la completa, liberandola dall’immagine antropomorfica di un Theos nell’alto dei cieli che è stata ricevuta in eredità dalle generazioni preistoriche e che ancora non si osa abbandonare, per quanto non sia stato altro che il frutto di pura ignoranza. Questa immagine, in realtà, è stata uno schermo fra noi e l’Amore assoluto” (p. 157).

 Il penultimo contributo al volume, di J. M. Vigil, si concentra sulla pars costruens del paradigma “post-religionale” (p. 159) : una volta che le funzioni “accidentali” (p. 171) delle religioni tradizionali  risulteranno superflue – o addirittura dannose – ad esse non resterà che tramontare o riscoprire il loro “servizio essenziale, centrale”: alimentare “la spiritualità dell’essere umano”. Con questo termine l’autore non rimanda a nessuna dimensione “a- mondana, incorporea, extracosmica” (p. 172) bensì a quanto “vi è di più profondo in noi stessi, quello che ci fa essere ciò che siamo, quello che ci rende umani, la stessa specificità umana” (p. 173). Chiaramente si tratta di “una spiritualità non religiosa, semplicemente umana, propria dell’essere umano in quanto tale, prima di qualunque adesione religiosa confessionale” (p. 188) se è vero – come è vero – che non si può essere religiosi se non si è spirituali, ma si può essere spirituali anche senza essere religiosi. 

  L’ultimo saggio, del medesimo J. M. Vigil, in qualche modo esplicita il presupposto scientifico di tutti i discorsi precedenti. Esso infatti informa sul “nuovo paradigma archeologico-biblico” (p. 201) ossia sulla vera e propria rivoluzione interdisciplinare che ha ormai indotto la stragrande maggioranza degli studiosi di storia a negare che la Bibbia racconti avvenimenti e personaggi realmente esistiti: “il nuovo paradigma archeologico c’invita a decostruire tanta sicurezza e dogmatismo edificati su basi d’argilla, mitiche, oggi messe a nudo, per rivalutare la validità del nostro patrimonio simbolico e procedere con molta più umiltà, chiedendo inoltre perdono a tutti coloro che lungo il cammino abbiamo umiliato perché la pensavano in maniera diversa” (p. 233). 

      Già: atei e agnostici, seguaci di religioni pagane o panteistiche, persino monoteisti di confessione diversa dalla propria sono stati – e in talune frange fondamentaliste continuano a essere – oggetto di vere e proprie persecuzioni morali (e, là dove possibile, materiali). Sorte non migliore è riservata a quanti, pur dichiarandosi della nostra stessa confessione monoteistica, osano contestare questa o quella interpretazione autoproclamatasi l’unica ortodossa. Per questo tutti gli autori di questi saggi, e non pochi tra i lettori che hanno vissuto e vivono fasi di transizione intellettuale e spirituale analoghe, non avranno difficoltà a condividere quanto scrive – non senza allusione agli attacchi teorici e agli attentati fisici effettivamente subiti – il vescovo Spong: “Viviamo in un momento critico della storia cristiana. Il nostro tempo esige guide eroiche che probabilmente andranno incontro al rifiuto di coloro che si considerano ‘i fedeli’. La salvezza del cristianesimo merita lo sforzo e il costo? Credo di sì. L’appello a una riforma radicale è la sfida cui la nuova generazione deve rispondere” (p. 92). 

giovedì 21 gennaio 2021

ANCHE NOI, A MAGGIOR RAGIONE QUEST'ANNO, RIPRENDIAMO A MEDITARE INSIEME SULLA "DIVINA COMMEDIA"

Sintesi per chi ha fretta e, di solito,  legge a metà e comprende un quarto:

da oggi si può meditare sul video e, se si vuole, mercoledì 27 alle 18,30 si possono condividere le proprie riflessioni esistenziali con le altre persone collegate (tra cui gli autori del video).

                                                        ***


 CASA DELL’ EQUITÀ E DELLA BELLEZZA

VIA NICOLÒ GARZILLI 43/A - PALERMO


I SETTE VIZI CAPITALI TRA DANTE, ARTE E MUSICA

Maurizio Muraglia e Laura Mollica*

 

Nell’anno in cui ricorrono in tutta Italia le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il nostro contributo vuole fissare la sua attenzione sui sette vizi capitali che Dante esplora sia nell’Inferno che nel Purgatorio. Sostenuti dall’arte e dalla musica, proprio come nella cantica, anche noi scaleremo la montagna del Purgatorio col poeta fiorentino cercando di leggere e meditare in forme moderne e laiche queste attitudini radicali dell’animo umano.  

 

Alla luce delle riflessioni pubblicate su 

questo link

 

meditiamo insieme sulla

SUPERBIA

 

27 GENNAIO ORE 18,30-20 

                                          su piattaforma ZOOM   clicca qui per collegarti

 

Se fosse necessario ecco ID riunione: 940 494 6881 e  Passcode: A&A

 

 

 

 

*Maurizio Muraglia e Laura Mollica sono insegnanti rispettivamente di Letteratura Italiana e Storia dell’Arte nei Licei a Palermo. Lo scorso anno per la Casa hanno già tenuto un ciclo di incontri sulla Divina Commedia.