mercoledì 21 giugno 2023

FUNERALI RELIGIOSI A WELBY NO, A BERLUSCONI SI': DUE PESI E DUE MISURE ?


 “ADISTA/NOTIZIE”      24.6.2023

 

Funerali religiosi: a Welby no, a “”Berlusconi sì. E poi ci stupiamo che le chiese si svuotino?

 

Sulla personalità di Berlusconi, e sulla sua azione politica pluridecennale, sono possibili (possibili di diritto oltre che di fatto) i giudizi più disparati. Su un aspetto della sua poliedrica figura non dovrebbero esserci dubbi: nonostante occasionali dichiarazioni verbali, la sua vicenda esistenziale si è snodata in totale contraddizione con le norme (sensate o insensate che siano) della Chiesa cattolica. Senza scomodare il (recente) passato in cui la gerarchia ecclesiastica ha rifiutato i funerali religiosi a chi aveva avuto la tessera del Partito comunista italiano o a chi aveva convissuto more uxorio con un partner (un eventuale matrimonio “civile” in Municipio non modificava e non modifica di una virgola lo stato di “pubblici peccatori” cui viene vietato l’accesso ai sacramenti), è ancora vivo nella memoria di chi era adulto nel 2006 il ricordo della decisione del cardinal vicario di Roma, Ruini, di negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby che, dopo anni di sofferenze inenarrabili, aveva chiesto e ottenuto lo spegnimento delle macchine che lo tenevano in vita artificialmente e la somministrazione di medicinali sedativi.

Ebbene, questa stessa Chiesa oggi celebra solenni funerali religiosi a un cittadino italiano che è stato sposato una prima volta con Carla Elvira Lucia Dall’Oglio, poi divorziato, poi risposato “civilmente” una seconda volta con Veronica Lario, poi divorziato di nuovo e ha convissuto pubblicamente prima con Francesca Pascale e poi con Marta Fascina (con la quale ha celebrato la parodia sfarzosa di un matrimonio). Ovviamente mi limito ai dati oggettivi e indiscussi, tacendo sugli scandali a sfondo sessuale che hanno suscitato la pena di tante donne e l’invidia di tanti maschi. 

In una lettera spedita oggi ai suoi lettori, in cui segnala un suo pezzo sull’edizione on line de Il Fatto quotidiano, il prete e giornalista don Paolo Farinella riferisce che il cardinale Bagnasco, alla domanda del perché come presidente dei vescovi italiani non criticasse i comportamenti immorali dell’allora Cavaliere, ebbe a rispondergli confidenzialmente che «doveva rispettare il protocollo» (https://www.augustocavadi.com/2023/06/una-nazione-in-lutto-per-un.html).

In queste stesse ore il cardinal Ruini dichiara all’Avvenire che Berlusconi «Era persona di grande intelligenza e generosità. Ha avuto meriti storici per l’Italia, soprattutto avendo impedito al partito ex comunista di andare al potere nel 1994. E anche per l’instaurazione del bipolarismo. Inoltre - ha aggiunto Ruini - ha operato molto bene in politica estera». Il cardinale non ha nascosto i suoi sentimenti: «Sono stato uno dei suoi amici. Domani (oggi per chi legge) celebrerò la santa Messa per lui, perché il Signore nella sua misericordia lo accolga nella sua eterna pienezza di vita» (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ruini-intelligente-e-generoso-ha-meriti-storici-per-litalia).

Quando si trattò di negare i funerali religiosi a Welby, Ruini chiarì che sarebbe stato come legittimare l’eutanasia: perché oggi, celebrarli per Berlusconi, non sarebbe come legittimare il concubinato?

Ma non è una novità nella storia bimillenaria della Chiesa cattolica: un peso e una misura per i potenti, un altro peso e un’altra misura per i fedeli “comuni”. La novità sta altrove: che per i primi duemila anni la maggior parte dei fedeli sono rimasti “fedeli” pur vedendone di tutti i colori (tranne, ovviamente, i tanti scismi che hanno sottratto milioni di persone alla Chiesa di Roma), mentre adesso le chiese si vanno svuotando a ritmo crescente. La gente “comune” può anche ammirare la coerenza di un Cavaliere che gioca, dall’esordio alla morte, il ruolo di illusionista; ma non quel clero che gli riserva gli onori dei santi e dei martiri.

Augusto Cavadi 

www.augustocavadi.com

PS: La foto riproduce un'installazione di Adriana Saieva della collezione privata Casa Dam'Arte (Palermo).

mercoledì 14 giugno 2023

UNA NAZIONE IN LUTTO PER UN PLURICONDANNATO: C'E' DAVVERO DA PIANGERE...

SONO TRISTE PER IL DUOMO 
DI MILANO TRASFORMATO 
IN UNA TRAGICA PASSERELLA DI VANITÀ NARCISISTICA  

......

   Anche l’ultima promessa è stata una beffa che, però, lo ha beffato. Diceva di essere sicuro  di arrivare a 120 anni e anche oltre (modesto, esso), ma aveva qualche problema, non di salute, ma di contorno: i capelli di mucca trapiantati senza attecchire, la pompetta prostatica per simulare, le scarpe col rialzo consistente. Il suo problema fu sempre il «cm».

Ognuno sta solo sul cuore della terra, / trafitto da melma e bugie: /ed è subito sera e speriamo che passi presto e finisca questo scialo di osanna e grandezze, cui nessuno crede, nemmeno i più accaniti «laudatores temporis acti» (Orazio Ars P., 173). Lo rimpiangono perché li aveva sistemati tutti, facendogli fare le comparse sue, ma a spese dello Stato. 
   La sua genialità fu quella di estendere il suo sistema di corruzione il più possibile per dare corpo al proverbio latino: «simul stabunt, simul cadent – o stanno insieme o rotolano insieme». Diffuse la corruttela a ogni livello, trasformò le istituzioni in luoghi di amena oscenità. Non rispettò nemmeno le minorenni, assetato di carne fresca come un satrapo banale. Il popolo, le vestali dai sogni perduti e i loro genitori, veri lenoni d’occasione, si ubriacarono di lui, sognando l’eldorado che arrivò non per amore, ma perché mentissero ai giudici.
   Il punto più basso degli ultimi 30 anni fu in Parlamento quando la sua maggioranza votò, giurando sulla testa dell’Italia, che Mubarak era lo zio di una ragazzina, violentemente trasformata in merce da mezzane, con mezzane vere, come le igieniste dentarie travestite da suore per il gusto del brivido erotico, esotico, similpelle-religioso. Anche lui, come oggi sora Giorgia, si definì sempre cristiano e nessuno, in quel covo di miscredenti, gli diede un calcio nel sedere, mandandolo a bagno nel fiume della redenzione. Il cardinale Bagnasco, nei suoi 10 anni di presidenza della Cei, non lo nominò mai, nemmeno quando bestemmiò e assurse all’apice dell’immoralità, con la scusa – come mi confidò personalmente – che lui doveva rispettare il protocollo. Ah! Il protocollo, il vangelo, no, eh?

   L’uomo «unfit» ("inadatto"), per definizione estera, meritava la scomunica pubblica perché pubblici furono i suoi delitti, dalla maggioranza dei quali si salvò comprando giudici, facendosi leggi su misura (il parlamento una sartoria come un Al Capone qualsiasi), e inventando malattie con la complicità di medici compiacenti e amici di bisbocce: non poté andare in tribunale perché aveva «l’uveite»: obbligo di occhiali scuri.     Fece solo gli affari suoi e lo chiamano «uomo di Stato»; frodò lo Stato e il governo della sora Giorgia gli tributa i funerali di Stato, cioè noi dobbiamo pagargli i funerali?      
   Facciamo anche questo, se serve a chiudere per sempre il capitolo e possa l’Italia tirare un sospiro di sollievo per la fine di un inganno, durato quasi 30 anni, sempre a spese nostre e a favore dei corrotti che con lui ebbero successo, fortuna e condoni a non finire.

   La Chiesa ha perso, ancora una volta, l’occasione della profezia, perché doveva vietare i funerali solenni nel Duomo di Milano, il secondo per importanza, dopo San Pietro, e in qualsiasi altra chiesa. Poteva ammettere i funerali privati con la sola famiglia, nella parrocchia di residenza: un funerale sobrio, senza codazzo di preti e frati, senza apoteosi, ma un funerale penitenziale, per le immondezze di cui fu autore, per i delitti e il cattivissimo esempio che è stato per la nazione, per avere frodato lo Stato, per avere rubato denaro della sanità, della scuola pubblica, dei poveri.

   Ha impoverito l’Italia, portandola sull’orlo del fallimento, presa per i capelli dall’Europa nel 2011, quando letteralmente lo cacciarono dal governo per incompetenza e fallimento: pagammo e stiamo pagando ancora noi. L’uomo, vero populista antesignano, che si fece da sé? Con i soldi della mafia. 
   Tutto il resto lo taccio per amore di patria: ma non quello meloniano, ma quello della dignità che lui calpestò, abituato com’era a muoversi nella melma più torbida, «senza vergogna» (copyright Daniela Santanché). Ah, se la legge fosse uguale per tutti! Oggi il governo italiano si comporterebbe con «disciplina e onore», ma costoro non sanno cosa siano né la disciplina né l’onore. A loro basta essere di una «razza» propria. Sicuramente io non sono né sarò mai della loro, perversa e puttaniera.

Un abbraccio a tutte e a tutti con amicizia e affetto.

   Genova 13-06-2023

   Paolo Farinella, prete

   San Torpete GE

PS (di Augusto Cavadi): Ricevo sistematicamente le "lettere" di don Paolo Farinella che trovo spesso dal tono un tantino sopra le righe, anche quando i contenuti mi sembrano condivisibili. Ma in questo testo il registro linguistico è del tutto adeguato all'indignazione sostanziale: dunque, per la prima volta in tanti anni, rilancio dal mio blog uno scritto del coraggioso amico siciliano trapiantato sin da giovane a Genova.

Con una sola precisazione: i funerali di Stato a un ex presidente del Consiglio dei ministri sarebbero, secondo alcune autorevoli fonti, dovuti per legge. Non così né il lutto nazionale né la sospensione delle attività parlamentari per un'intera settimana.

 

domenica 11 giugno 2023

SECONDO RESOCONTO DEL FESTIVAL FILOSOFICO DI GIBILROSSA (QUESTA VOLTA DI MARIA D'ASARO)


A Gibilrossa Filosofia fa rima con Filìa

   










Ai diari di bordo, 
appassionati e competenti, 
di Federica Mantero (qui) e di 
Augusto Cavadi (qui) sul festival della filosofia organizzato a Gibilrossa dall’1 
al 4 giugno scorso, c’è davvero poco da aggiungere. Anche perché a chi
 non c’era è difficile comunicare non tanto temi e contenuti, quanto
 il particolare stato di grazia che ha accompagnato le/i partecipanti 
durante lo svolgimento delle varie attività. Forse uno dei segreti 
della condizione di Ben-essere sperimentata da tutte/i le/i partecipanti 
è stata la Musica, intesa nelle sue molteplici accezioni di ritmo, 
ascolto di sonorità esterne, percezione di  risonanze interiori, canto:
 dalle campane tibetane fatte vibrare con sapienza da Stefano Maltese, 
alle riflessioni e alle danze guidate da Barbara Crescimanno, al violino
 suonato con eccellente virtù da Giorgio Gagliano, al suono allegro 
della chitarra di Luigi (e di Roberto!), alla voce calda e avvolgente
 di Federica, alla quale si sono unite quelle di Caterina, di Camillo 
e via via tutte le voci liete dell’allegra brigata. 
     E sicuramente è stato motivo di armonia prendere i pasti in comune, preparati da Federica e Paola con assoluto rispetto dei fratellini animali; nonché, grazie al gruppo dell’ORSA (Organizzazione Ricerche e Studi di Astronomia), immergersi nella vastità del cielo e contemplare le stelle, della cui materia siamo fatti anche noi.
      La filosofia, la riflessione comunitaria sui pensieri fondativi dell’esistenza umana, c’è stata eccome. Non si sottolineerà mai abbastanza lo spessore speculativo e la chiarezza espressiva con cui Giorgio Gagliano ci ha fatto riflettere sulla “contraddizione come condizione dell’esistenza” (nonostante una certa logica dica che non sia possibile) e ci abbia permesso di scoprire invece come non sia fondato  l’apparente contrasto tra approccio occidentale, che esclude la contraddizione come ‘falla’ logica, e approccio orientale, più complesso ed esistenziale…
Abbiamo così rivisitato il terzo principio aristotelico di non contraddizione (ma Aristotele non lo aveva chiamato così!), riscoprendone un’accezione più profonda e convincente: È impossibile che una cosa sia e non sia, nello stesso momento e dallo stesso punto di vista (È impossibile che Giorgio stia parlando e non stia parlando, ma attenzione: nello stesso momento e dallo stesso punto di vista). 
Grazie a Giorgio abbiamo scoperto (o riscoperto) un Aristotele che ci dà una regola aurea per analizzare rapporti e movimenti tra gli opposti.
   Piano piano, condotti dalla sua conversazione argomentata e appassionata, abbiamo intuito che le affermazioni del Taoismo (o Daoismo) -  «Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome. Senza nome è il principio del Cielo e della Terra...» 
    “Agisci senza agire… sai senza sapere” -  hanno un fondamento: la realtà funziona per et… et e non per out-out.
   E, allora, se riuscissimo a guardare agli accadimenti e alle cose come a una danza, intuiremmo la possibilità di armonizzare i momenti e i colori diversi che la vita presenta. 
    Perché, ricorda Giorgio: “Né la caduta è una caduta, né l’errore sbaglia”. E quindi,: “più abbiamo orecchio per le contraddizioni, più il sistema-vita trova un suo misterioso equilibrio… se diamo spazio agli ‘ospiti inquietanti’ forse riusciremo ad accoglierli e magari a smorzarli…
     Impossibile poi riportare l’invito all’interiorità e le suggestioni ‘di cura’ donate da Pippo La Face, psicologo e psicoterapeuta, e la grazia sapiente con cui ha condotto le meditazioni e le riflessioni nutrienti sul vissuto: “Meditare è far emergere quello che c’è qui e adesso dentro di me… è l’onesta di stare con quello che accade in quel momento… è la capacità di ‘stare’ con quello che ci tocca senza farcene assoggettare”, perché come dice il poeta Neruda “la parola è un’ala del silenzio, il fuoco ha una metà di freddo”…
   E, infine, Augusto Cavadi ha volato alto avviando una sessione di ‘filosofia in pratica’ sul tema controverso della felicità (riporto anche qui il link della sua introduzione). Riflessione alla quale hanno donato il proprio contributo tutti i presenti:
     Caterina ha sottolineato di essere d’accordo con la Costituzione Usa che sancisce il diritto dei singoli alla felicità, in quanto lo Stato ha il dovere di creare le condizioni per una felicità possibile; mentre Pietro è infastidito da questa sorta di diktat giuridico e ritiene che, comunque, il coinvolgimento verso il dolore altrui ci renda più ricettivi ed empatici; anche Anna pensa che il diritto sancito nella Costituzione statunitense sia una sorta di ‘obbligo’ e ritiene che la Felicità è essere in una certa condizione, magari  diversa per ognuno.
       Gabriella ha condiviso una sua esperienza durante un viaggio nel Mar Rosso, sottolineando che il rapporto pieno con la Natura può renderci felici e che chi ha figli ha il dovere di creare le condizioni per la loro felicità; per Giulia la felicità è accontentarsi delle piccole cose, affrontare – quasi stando a galla – la vita con saggezza e leggerezza; Paola ha detto che è importante sentire armonicamente i confini propri e degli altri e ha legato la percezione della Felicità alla capacità di provare emozioni, anche dolorose, sentirsi comunque ‘vivi’…
      Samuela ha poi sottolineato quanto il proprio carattere possa essere condizionante: ci sono persone ‘naturalmente’ felici in condizioni difficili e altre ‘naturalmente’ infelici in situazioni ottimali; ha poi affermato quanto trovare il proprio ‘daimon’, la propria ispirazione, la propria vocazione e passione di vita possa influire nell’abitare la Felicità.
     Per Maurilio spesso confondiamo la Felicità con gli eventi, con il ruolo dell’Eroe e del Vincente a tutti i costi, mentre, a suo parere, la Felicità è diluita nel percorso della vita, quasi a prescindere dai risultati: raggiungere un traguardo ci rende contenti, non felici.
    Valentina riflette sul fatto che forse solo la perdita di un figlio è l’unica esperienza umana incompatibile con la Felicità… per il resto la Felicità è compatibile con qualsiasi altra esperienza, anche dura, anche difficile, se attingiamo alla resilienza, al nocciolo duro che c’è in ognuno di noi. Lo Stato sociale è poi indispensabile ma non deve assolutamente legare Felicità e merito.
    Anche per M. lo Stato dovrebbe garantire condizioni di vita equa per tutti. La Felicità per lei è sentirsi presenti, vivi, qui e ora con tutto quello che c’è e inglobarlo dentro di sé. Felicità: sprazzi che arrivano se siamo in condizione di percepirli, specie se ci si sente “in connessione e al sicuro”.
   D’accordo con lei Giovanna, che sottolinea come Madre Teresa o i Medici senza Frontiere siano sereni pur operando in mezzo a tragedie.
     Federica ricorda l’etimologia del termine Felicità, che deriva da fertile: come un terreno è fertile se accoglie ciò che vi viene seminato, permettendo anche la crescita di erbacce magari necessarie all’ecosistema, così ciascuno dovrebbe fare spazio a tutto ciò che la natura semina in lui/lei: idee, persone, gesti… senza l’ansia di creare il giardino più bello, non escludendo a priori il dolore.
     Luisa ci ha donato una bella affermazione di Giaime Pintor: “Felicità è aiutare qualcuno a sollevarsi…”
     Per Giorgio la questione della Felicità somiglia ai dibattiti sulla Grazia divina: il volere di Dio serve, ma se non c’è disponibilità personale ad accoglierla il dono è sterile… La Felicità è dunque un movimento duplice, qualcosa che accade, ma che ci dobbiamo anche conquistare… Allora, citando anche Scoto Eriugena “un bravo pittore fa gioco di chiaroscuro” – la Felicità è dialettica di luce e ombra e si costruisce insieme…
    E poi sono intervenuti: Roberto, che richiama l’attenzione alla distorta definizione di Felicità data da Google, e manifesta gratitudine verso le riflessioni del buddismo che mettono in guardia da attaccamento, avversione e ignoranza; Camillo, che sottolinea quanto sia difficile parlare di qualcosa così difficile da definire… e azzarda comunque un’idea di Felicità legata al soddisfacimento di bisogni anche complessi; Gigi, secondo cui comunque lo Stato deve garantire le condizioni di base della Felicità; Maria, che afferma come la cosa peggiore sia chiudersi alla Vita e ricorda il nostro detto siculo “Buon tempo e malu tempo non dura tutto il tempo”, Claudia, che sottolinea come la Felicità sia legata ai desideri…
(Mi scuso se non ho riportato in modo esauriente e corretto il pensiero di ciascuno/a)
Felicità:
Connessione feconda
Grembo di Cura
Sprazzi di Luce nel buio…
Grazie
NOTA: Riporto questo post dal blog, di Maria D'Asaro, www.maridasolcare.blogspot.com  Approfitto dell'occasione per consigliare di iscriversi, gratuitamente, agli aggiornamenti sui post che la nostra bravissima amica pubblica sul suo blog. 

mercoledì 7 giugno 2023

FEDERICA MANTERO OFFRE UNA SUA SINTESI DI GIBILROSSA 2



‘Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore.’
Questa famosissima citazione di Calvino mi permette di descrivere accuratamente la seconda edizione del festival della filosofia a Gibilrossa.
Quando pensiamo ad un festival della filosofia a volte immaginiamo dibattiti complessi e argomenti difficili da comprendere o, ancora peggio, discussioni teoriche astratte che non hanno rilevanza pratica nella vita quotidiana.
Nulla di tutto ciò: questi giorni trascorsi insieme sono stati una celebrazione della conoscenza, della fratellanza e della leggerezza. Abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare persone appassionate, partecipare a dibattiti interessanti e condividere le nostre idee senza limiti.
✨ Siamo grati a tutti i relatori (Augusto Cavadi, Trizzi Ri Donna, Giorgio Gagliano, Stefano Maltese Campane Tibetane, Jan Mariscalco, Giuseppe La Face) che hanno condiviso le loro conoscenze, la loro passione e la loro umanità e a tutti i partecipanti che hanno contribuito con le loro voci uniche. Questo festival è stato un tributo alla ricchezza delle idee e alla diversità di opinioni in un mondo che sembra prediligere il pensiero unico.
Siamo grati ai nostri amici Paola Tuzzolino, Luigi Benincasa, Adriana Saieva, Augusto Cavadi: senza il loro sostegno e il loro affetto, questo festival sarebbe ancora un’idea.
Siamo grati ai miei genitori Salvatore Mantero e Catia Marino che credono nella condivisione e permettono a questo luogo di sopravvivere così meravigliosamente.
🤝 Speriamo che le connessioni che si sono formate qui continueranno a crescere e a ispirare futuri dialoghi. Che queste discussioni si diffondano nella nostra quotidianità, portando consapevolezza e una maggiore comprensione reciproca.
🌟 Insieme, possiamo continuare a coltivare la filosofia come strumento per affrontare le sfide dell'umanità e promuovere un mondo più inclusivo e giusto.
Grazie ancora a tutti voi per aver reso questo festival indimenticabile!

Federica Mantero

(qui un po' di foto e di video):

https://www.facebook.com/manteffe/posts/pfbid02Tr4cRq761QArsnLn3h7sbr6aBRzPTBtt2nLwkYFg6mNghNJhLerN3A4moFQSJAHol?notif_id=1686147532861322&notif_t=feedback_reaction_generic&ref=notif 

domenica 4 giugno 2023

LA FELICITA' (PARZIALE E TRANSITORIA) SI CONQUISTA O SI ACCOGLIE?




LA FELICITA’ SI "CONQUISTA" O CI SI "DISPONE  AD ACCOGLIERLA"?

 

Almeno dal 1776 (anno in cui, nella Costituzione degli Stati Uniti d’America, all'articolo 1 la felicità è stata qualificata come un “diritto innato e inalienabile”), si sono moltiplicati i corsi, i seminari, le conferenze, i manuali su come raggiungere la felicità. A tanto investimento intellettuale non pare abbiano corrisposto risultati proporzionati. Anzi, per dirla con franchezza: la felicità, negli spazi individuali e ancor più nei collettivi, scarseggia. Che non ci sia, allora, qualche errore d’impostazione?

Innanzitutto, probabilmente, non è azzeccato il vocabolo “diritto”. Esso presuppone logicamente un “dovere”: il diritto di un bambino a essere nutrito è correlato al dovere dei genitori di nutrirlo così come il diritto di un dipendente a un equo salario è correlato al dovere di un datore di lavoro di pagarlo. Ma chi ha il “dovere” di renderci felici? La società, la natura, Dio, la sorte, lo Stato?

Allora dovremmo essere più precisi: ogni essere umano ha il diritto di non essere impedito nella sua ricerca della felicità o, al massimo, di essere favorito nella sua ricerca della felicità.

La “palla” viene gettata dal campo avversario al nostro: siamo noi che dobbiamo fare i conti con la felicità. E, come primo passo, dobbiamo chiederci che cosa essa sia per noi.


 PER COMPLETARE BASTA UN CLICK: