sabato 11 maggio 2024

CRISPINO DI GIROLAMO ELETTO PRESIDENTE DELL' UELCI

Crispino Di Girolamo, trapanese di 59 anni, fondatore ed editore del Gruppo editoriale Il Pozzo di Giacobbe (che comprende anche i marchi Buk Buk, Di Girolamo editore e Il Sicomoro) è il nuovo presidente dell'Unione Editori e Librai Cattolici (UELCI), la storica associazione nata nel 1944 che attualmente riunisce all’interno del mondo cattolico una cinquantina di marchi e oltre un centinaio di librerie (comprese grandi catene gestite dai gruppi Paoline, San Paolo, Ancora, LDC).

L'elezione è avvenuta il 10 maggio 2024 a Torino in coincidenza con il Salone Internazionale del Libro.
Sono grato alla Vita per avermi donato l'incontro con Crispino, amico sincero ed editore serissimo. Solo in era Francesco è stato possibile eleggere al vertice dell'editoria cattolica italiana una persona come Crispino che "cattolico" è nell'accezione semantica originaria (greca) di "universale" piuttosto che nel significato corrente, e riduttivo, di appartenente a una delle tantissime denominazioni in cui nei due millenni si è suddiviso il mondo cristiano.
I suoi cataloghi, infatti, ospitano scritti firmati da autori che gravitano nell'ambito non solo della Chiesa romana (Chiara Aiosa, Sergio Bastianel, Giuseppe Bellia, Benedetto XVI, Lorenzo Blasetti, Eberhard Bons, Luigino Bruni, Alfonso Cacciatore, Anna Carfora, Rosaria Cascio, Vincenzo Ceruso, Sabino Chialà, Piero Coda, Annamaria Corallo, Mariano Crociata, Alessandro Damiano, Bruno Di Maio, Giovanni Ferretti, papa Francesco, Lilli Genco, Rosario Giué, Jean Goss, Andrea Grillo, Eugenio Guccione, Annalisa Guida, Vito Impellizzeri, Salvino Leone, Corrado Lorefice, Fabrizio Mandreoli, Massimo Naro, Raffaele Nogaro, Calogero Peri, Sylwia Proniewicz, Erich Przywara, Antonino Raspanti, Gianfranco Ravasi, Salvatore Resca, Giovanni Salonia, Vincenzo Sanfilippo, Cosimo Scordato, Elisabeth Shussler Fiorenza, Maria Antonietta Spinosa, Francesco Michele Stabile, Sergio Tanzarella, Lorenzo Tommaselli, Adriana Valerio...), ma anche di altre confessioni cristiane (Adolf Harnack, K. Renato Lings, Lidia Maggi, Renato Salvaggio, Lev Tolstoj, Sergio Velluto...), della ricerca post-religionale e post-teistica (Fabio Bonafé, Dario Culot, Ortensio da Spinetoli, Lloyd Geering, Valerio Gigante, Luca Kocci, Hans Kung, Roger Lenaers, Elio Rindone, John Shelby Spong, Nuccio Vara...) nonché da autori di formazione 'laica' che si occupano di tematiche filosofiche, storico-sociali, letterarie, artistiche (Giovanni Abbagnato, Laura Anello, Stefania Arcara, Felicia Bartolotta Impastato, Marcello Benfante, Alberto Giovanni Biuso, Elio Camilleri, Antonino Cangemi, Luigi Cavallaro, Giancarla Codrignani, Salvatore Costanza, Andrea Cozzo, Amelia Crisantino, Michele Cucuzza, Davide Fadda, Sara Favarò, Salvatore Ferlita, Francesco Forgione, Luca Grecchi, Giorgio Jossa, Anna Li Vigni, Nicola Lo Bianco, Girolamo Lo Verso, Marilena Monti, Davide Miccione, Edgar Morin, Salvatore Mugno, Maurizio Muraglia, Ernesto Oliva, Maurizio Padovano, Francesco Palazzo, Giacomo Pilati, Neri Pollastri, Graziella Priulla, Anna Puglisi, Gianni Rigamonti, Adriana Saieva, Umberto Santino, Luciano Sesta, Luca Tescaroli, Salvo Vitale, Emma Vindigni... ).
Insomma: il Gruppo editoriale, uno e quadruplo, diretto da Crispino è un'esemplificazione eloquente di ciò che dovrebbe essere sempre più la Sicilia: un luogo di incrocio, contaminazione e integrazione fra tutte le tradizioni mediterranee ed europee (dall'ebraismo al pensiero greco, dall'islamismo all'illuminismo, dalla poesia alle scienze economiche).
Gli autori che ho citato - sulla base di ricordi personali - sono sono una parte degli autori che hanno pubblicato in una delle 4 case editrici di Crispino; Per chi vuole regalarsi un viaggio più completo in questa vasta e articolata produzione, basta dunque qualche click:





venerdì 10 maggio 2024

"PACE, TERRA, DIGNITA'" : LA LISTA DI RANIERO LA VALLE E MICHELE SANTORO SARA' PRESENTE IN TUTTA ITALIA

 Anche se la notizia è sinora passata quasi sotto silenzio, il TAR ha ammesso la lista elettorale per le Europee dell'8 - 9 giugno 2024 anche nel Nord-Ovest: dunque sarà possibile votarla in tutta Italia.

Chi ha già le idee chiare sulla lista da votare può chiudere questo post: basta che sappia con completezza la rosa delle sue possibilità.

Chi, invece, è in fase di riflessione e desidera maggiori informazioni sul programma di questa lista, ne può leggere più sotto il programma elettorale.

Comunque è al 50% circa degli elettori e delle elettrici che NON hanno intenzione di recarsi alle urne che rivolgo, sommessamente e amichevolmente, l'invito a riflettere: siete sicuri che i concittadini e le concittadine che, andando a votare, decideranno anche al vostro posto, lo faranno saggiamente? O che non faccia nessuna differenza tra le liste e i candidati al Parlamento europeo? Avete riflettuto che voi potete benissimo non occuparvi della politica, ma la politica si occuperà comunque di voi?  I poteri 'forti' che condizionano le assemblee legislative e i governi sono oscuri e numerosi: ma se mandiamo a rappresentarci sempre i peggiori in lizza (i meno competenti e i più corruttibili), ne ostacoliamo o ne facilitiamo l'influenza nefasta?

La democrazia presuppone che i cittadini siano liberi di pensare e di esprimersi, ma a sua volta la libertà di pensare e di esprimersi presuppone informazione, riflessione critica, confronto sereno con le persone di cui ci si fida.

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PER UN PROGRAMMA ELETTORALE DI “PACE TERRA E DIGNITÀ”

 

Due popoli vittime, l’Europa in fiamme, il mondo in pericolo, l’impoverimento crescente, la Terra che trema, noi tutti senza pace. 

Con le elezioni europee, la salvezza può cominciare dall’Europa se riscopre se stessa e, a partire dalla riconciliazione tra la Russia, gli Stati Uniti e l’Occidente si rivolge al mondo per costruire la pace. 

 

 

Pace

 

La Pace non sta da sola. Pace Terra e Dignità sono i tre beni comuni primari di una politica che restituisca innanzitutto ai giovani la speranza e la fiducia nel futuro, e possa promettere l’ancora inattuato “diritto al perseguimento della felicità”.

Tutti dicono di volere la pace nel mondo, ma questa non si può nemmeno pensare se prima non finiscono i massacri in Ucraina e in Medioriente, se non si pone fine alla “terza guerra mondiale a pezzi” che arriva fino al Pacifico. La Pace non solo è assenza di violenza delle armi e di pratiche di guerra, vuol dire non rapporti antagonistici né sfide militari o sanzioni genocide tra gli Stati, mettere la diplomazia al primo posto, implica prossimità e soccorso a tutti i popoli nei momenti di difficoltà.

Oggi risuona per l’Europa la domanda gridata da papa Francesco: “Dove vai Europa? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni?”. “L’anima europea è nata dall’incontro di civiltà e popoli, più vasta degli attuali confini dell’Unione”. Ma oggi essa è in pericolo perché ha tradito le ragioni per cui è nata. 

Per adempiere al suo compito occorre che ripudi le armi come mezzo di offesa agli altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali, che ottenga il cessate il fuoco in Ucraina, che intervenga con ininterrotta energia finché i popoli di Gaza e Palestina non siano restituiti a godere il valore della vita e una umana convivenza. 

Noi consideriamo la guerra la manifestazione più estrema del potere patriarcale fondato sulla logica di potenza, sulla sopraffazione, sulla violenza. Le culture e le pratiche dei movimenti delle donne che vi si oppongono possono essere determinanti per costruire un mondo nuovo, pacifico e giusto, fondato sulla cura, sollecito delle differenze e avverso alle diseguaglianze.

Noi non consideriamo la politica, nemmeno le elezioni, come lo scontro tra Amico e Nemico. Per questo partecipiamo ad esse non per vincere seggi ma per sottrarre l’Europa alla guerra e invitare tutte le forze politiche a riconoscersi in ciò che è essenziale per tutti e ad esplorare le strade verso un altro mondo possibile.

Perciò chiediamo al Parlamento e alle Istituzioni europee che facciano queste scelte:

 

1) Riguardo alla pace in Europa, non confondere la solidarietà data all’aggredito col rifornirlo di armi ed aizzarlo allo scontro promettendogli impossibili vittorie, alimentando un conflitto infinito suscettibile di precipitare in una terza guerra mondiale, fino al ricorso alle armi nucleari e alla distruzione del genere umano e della natura. Occorre cessare l’invio di armi all’Ucraina e coadiuvarla in un negoziato che garantisca la reciproca sicurezza alle parti e risolva con procedure democratiche e di autodeterminazione il contrasto sulle terre contese. 

 

2) Riguardo agli orrori di Gaza l’Europa confermi la condanna della strage del 7 ottobre e il diritto degli israeliani a vivere in pace e in sicurezza. Egualmente l’Europa denunci il massacro in corso di donne, bambini e civili, l’espulsione di milioni di persone dalle loro case, i territori occupati in dispregio delle delibere dell’ONU, la pulizia etnica, il regime di apartheid e la soppressione dei diritti civili dei palestinesi; si unisca alle richieste della Corte di Giustizia dell’Aja e agisca per il cessate il fuoco immediato, la liberazione degli ostaggi israeliani e dei detenuti politici palestinesi, a cominciare da Marwan Barghuti. Vanno anche liberati tutti gli incarcerati, nelle prigioni dello Stato d’Israele, senza un capo d’accusa. L’Europa deve impegnarsi a farsi mediatrice e a promuovere la ricerca di una soluzione della questione palestinese, nonché la riedificazione di Gaza, il ritorno alle loro case distrutte dei suoi abitanti e un piano straordinario di aiuti umanitari e sanitari.

 

3) La soluzione dei “due popoli in due Stati” - prevista fin dall’origine, perseguita fino all’uccisione di Rabin, e ora respinta da Israele –  appare oggi più difficilmente praticabile per la colonizzazione e l’occupazione progressiva dei territori in cui i palestinesi devono poter tornare a vivere in pace. L’Europa dovrebbe, dunque, anche incoraggiare a esplorare la possibile convivenza tra i due popoli in un’unica terra, assicurando pieni diritti politici ai palestinesi e un ordinamento istituzionale comprensivo ed accogliente per ambedue i popoli. 

L’Europa per favorire questo processo, potrebbe aprire ai due popoli le porte dell’Unione.  E mentre il Sudafrica ha promosso alla Corte Internazionale dell’Aja una causa per genocidio, l’Europa dovrebbe proporre a tutti gli Stati l’identificazione della guerra stessa come genocidio e la sua inclusione nella normativa sul genocidio, fatto salvo il diritto di difesa.

 

4) L’Europa dovrebbe battersi per i diritti dei curdi e per la liberazione di Abdullah Ocalan e dei prigionieri politici in Turchia. È curda l’idea del confederalismo democratico, è stata curda la resistenza contro l’Isis, è curdo il progetto di pace per il Medio Oriente fondato, è lo slogan curdo lo slogan ‘Donna, Vita, Libertà’ che è stato adottato dai movimenti in Iran e in tutto il mondo.

 

5) L’Europa è una Unione di Stati ma non deve diventare un Super-Stato che intenda la sovranità come un potere supremo, sovrastante su ogni altro potere e culminante nel diritto di guerra. Di conseguenza è da escludere la costituzione di un Esercito Europeo. Al contrario l’Europa, federazione di Stati, dovrà aprire una fase nuova di cooperazione fra i popoli, operare per riprendere la strada dei trattati sul disarmo e la denuclearizzazione militare e civile, ridurre la spesa militare, promuovere il controllo pubblico della produzione e dello scambio delle armi, e stabilire la riconversione con finalità civili delle proprie industrie belliche. Pace vuol dire trattare per diminuire in Europa e in Italia la presenza di armi nucleari. Le risorse sottratte alle spese di guerra devono essere impiegate per ridurre il debito e le diseguaglianze, affrontare le grandi sfide delle pandemie, del clima e delle migrazioni e per fare in modo che ogni donna o uomo o bambino abbia cibo, acqua, medicine sufficienti e il diritto a un futuro migliore.

 

6) Il compito dell’Europa  passa attraverso il Mediterraneo, anche per lo sviluppo da dare ai rapporti col Medio Oriente e il mondo arabo-musulmano . Attraverso questo mare la vocazione dell’Europa si estende verso l’Africa e l’Asia, ed è una contraddizione da rimuovere l’aver fatto della Sardegna un poligono di tiro e della Sicilia una portaerei  che minaccia la guerra.

 

7) Noi vogliamo un’Europa che sia un insieme di comunità pacifiche e aperte al mondo, indipendente, amica ma non succube degli Stati Uniti e di alcun’altra potenza, rispettosa delle diversità, protagonista in un mondo multipolare, non sottoposta al dominio di un sovrano assoluto che si arroghi la missione del guardiano universale. 

Essa deve sottrarsi alla logica dei blocchi e del vassallaggio nei confronti del più forte, che sacrifica i propri agli interessi altrui. L’Europa deve collaborare con la Russia, con la Cina e i Paesi che compongono l’arcipelago dei Brics. 

 

8) Il Vertice di Roma del novembre 1991 ha confermato, nonostante lo scioglimento del Patto di Varsavia, l’esistenza della Nato ma in natura esclusivamente difensiva: “nessuna delle sue armi sarà mai usata se non per autodifesa, né essa si considera avversario di alcuno”.

Con l’estensione della Nato fino a minacciare i confini della Russia, ignorando la richiesta di sicurezza di quel Paese, questo impegno è stato tradito. Trasformare l’inaccettabile invasione russa dell’Ucraina in un conflitto mondiale, abbandonare la strada della diplomazia, puntare alla sconfitta di Putin, ha determinato un prezzo insopportabile di vittime ucraine e russe, la distruzione di un intero Paese e il sacrificio delle speranze degli europei di ripresa economica dopo la pandemia. Occorre far tacere le armi, ritrovare la strada per il dialogo e il disarmo consensuale. Riteniamo che con la Pace si potrà di nuovo immaginare un’Europa dove gradualmente scompaiano i blocchi militari contrapposti e, quindi, anche la Nato. Obiettivo che sembrava possibile prima della guerra in Ucraina.

Chiediamo all’Unione Europea di far sospendere le minacciose esercitazioni militari “Steadfast Defender” programmate dalla NATO per i prossimi mesi e di respingere nella maniera più assoluta l’idea di proiettare l’Alleanza Atlantica verso l’indo-pacifico e il confronto armato con la Cina.

Riteniamo peraltro che occorrano garanzie reciproche di sicurezza per tutti gli Stati e consideriamo una minaccia alla Pace la pretesa di imporre con la forza i “nostri valori”, la “nostra idea” di libertà e di democrazia e la supremazia tecnologica e militare dell’Occidente.

L’Europa dovrà promuovere la cultura della pace nelle scuole e nelle università, sostenere il diritto alle obiezioni di coscienza e al rifiuto di combattere in tutto il mondo, creare un corpo civile di pace europeo,

 

9) L’Europa deve rifiutare il criterio delle relazioni internazionali come “competizione strategica” tra le grandi Potenze com’è concepita dagli Stati Uniti. Questa dottrina prevede comportamenti economici e militari che rendono probabile una terza guerra mondiale. È quanto si teme in relazione alla crisi del Mar Rosso, che si potrebbe trasformare in una pericolosa escalation che coinvolga il Libano la Siria e l’Iran, e in relazione alla controversia su Taiwan che può diventare devastante per Cina, India, Giappone e Australia. Siamo oggi in un mondo multi-polare e l’Europa, non avendo interesse a creare un muro tra Occidente e Oriente, deve operare per la coesistenza pacifica fra tutti gli Stati e ascoltare le diverse voci del nuovo mondo. 

 

10) Il Parlamento Europeo deve avere l’iniziativa legislativa e deve partecipare al processo decisionale nell’ambito della politica estera e della sicurezza comune. Nel quadro di un progressivo risanamento delle relazioni internazionali, occorre ridare efficacia di intervento al Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel suo ruolo di difesa della pace, mediante la revisione del diritto di veto, lo sviluppo delle procedure democratiche e l’ingresso tra i Membri Permanenti di altri grandi Paesi come il Brasile, l’India e il Sud Africa. 

 

11) In prospettiva più generale l’Unione Europea deve promuovere una Costituzione Mondiale con la creazione di efficaci Istituzioni di garanzia per la pace e l’effettività dei diritti e dei valori riconosciuti come comuni all’intera umanità.

 

Terra

 

Il debito mondiale è tre volte maggiore del Prodotto Interno Lordo del mondo; la speculazione domina le transazioni economiche e condiziona il prezzo delle materie energetiche e del cibo; l’inflazione viene combattuta col rialzo dei tassi di interesse, ovvero del costo del denaro, peggiorando le condizioni della popolazione. La speculazione finanziaria minaccia oggi le democrazie sottraendo risorse ai bisogni della società e al lavoro produttivo. La guerra ne riafferma il dominio.

A causare l’aumento dei prezzi non sono tanto la domanda crescente di beni e l'aumento dei salari, quanto i profitti troppo elevati di pochi colossali oligopoli e di grandi aziende che dominano la politica e la costringono a un ruolo gregario. A livello globale non esistono istituzioni e leggi internazionali in grado di esercitare il controllo e comminare sanzioni: il mercato globale è deregolamentato.

La vita di centinaia di milioni di persone dipende dalle scommesse sul futuro di titoli di carta, i futures, che determinano il prezzo delle merci. Anche in Europa per oltre il 90% la finanza è impiegata per attività puramente speculative a breve e brevissimo termine e assorbe risorse dall'economia reale; solo qualche punto percentuale del capitale finanziario viene impiegato per supportare effettivamente le attività produttive.

 

1) Compito dell’Unione Europea è impedire la fuga di capitali all'estero e l’incontrollata globalizzazione della finanza, introdurre la Tobin Tax sui movimenti speculativi e tassare le aziende del fossile (mentre oggi l’87% delle emissioni non è soggetto a un costo), estendere ed aumentare la Carbon tax, detassare le tecnologie verdi e abolire qualsiasi detrazione fiscale per chi inquina. Le tasse delle multinazionali devono essere pagate dove le società acquisiscono i loro ricavi ed i paradisi fiscali in Europa vanno aboliti.

 

2) Occorre introdurre una separazione netta tra banche di deposito, che devono curare i risparmi dei cittadini, e banche daffari, che operano a rischio sui mercati finanziari; per evitare che i depositi dei risparmiatori siano esposti a rischi speculativi sui mercati. Attualmente solo banche commerciali hanno la facoltà di avere dei conti correnti presso le Banche Centrali che si apprestano ad emettere una nuova moneta digitale. Ma le banche centrali devono aprirsi al pubblico, operare in maniera trasparente, e gestire una moneta digitale pubblica direttamente a favore di cittadini, imprese e enti pubblici: una moneta sicura perché la Banca Centrale, al contrario delle banche commerciali, non può mai fallire.

 

3) La politica economica di un Paese deve essere decisa dai Parlamentari democraticamente eletti e non dalla BCE o da tecnocrati di Bruxelles. Organi intergovernativi governano 540 milioni di persone e la prima economia mondiale, comportandosi come il Gabinetto d'affari della grande finanza. L’Euro è una moneta unica per 20 Paesi molto diversi tra loro, una moneta solo deflattiva che frena l'economia. La BCE agisce di norma con l’obiettivo di combattere l’inflazione, privilegiando la stabilità dei prezzi. Negli Stati Uniti la Federal Reserve interviene da regolatore dell'economia anche per difendere l'occupazione e promuovere lo sviluppo: circa il 40% del PIL è dedicato alla compensazione, trasferendo risorse dallo Stato Federale ai singoli Stati . Si richiedono scelte politiche che non possono essere delegate al mercato. Le istituzioni dell’Unione che hanno effettivo potere decisionale, (Consiglio UE, Commissione UE, Eurogruppo) non sono elette ma nominate dai governi. Il Parlamento conta poco e, soprattutto, la BCE, può alzare i tassi di interesse senza che nessuno possa criticare efficacemente le sue decisioni. Il Parlamento Europeo deve poter discutere in maniera incisiva le decisioni che riguardano la politica economica e monetaria.

 

4) Gli investimenti delle banche commerciali sono legati al fossile per 7 euro su 10 e se invertissero la proporzione a favore delle energie rinnovabili fallirebbero. Non possiamo affidare ai banchieri e il futuro del pianeta. Dobbiamo puntare a contenere il surriscaldamento in un grado e mezzo entro il 2030. Per raggiungere questo risultato dobbiamo ridurre di un grado la temperatura delle case, mangiare meno carne, prendere il meno possibile l’aereo e non sprecare acqua nel consumo domestico; ma per il 70% la riduzione delle emissioni di CO2 dipende da scelte politiche e collettive. LEuropa deve considerare i boschi, la montagna, il mare beni comuni da tutelare. Senza regole e controlli, e senza una comunità attiva che se ne prenda cura, finiranno per diventare privati.

Chi svolge attività nella pesca, nellagricoltura, nellallevamento, deve poter essere considerato un operatore del servizio pubblico, sempre che la sua opera si svolga nella tutela del paesaggio e della fauna, nel rispetto della natura e nella produzione di cibo di qualità. Le istituzioni europee devono vietare l'importazione di prodotti alimentari, provenienti da Paesi terzi, trattati con sostanze non autorizzate nell’Unione. I controlli alle frontiere devono essere mirati alla difesa dei produttori europei dalla concorrenza sleale dei Paesi terzi che non rispettano le norme europee in tema di salute pubblica e sicurezza alimentare. Il principio della reciprocità di trattamento va strettamente osservato per evitare relazioni squilibrate a vantaggio dei paesi concorrenti che alzano barriere tecniche amministrative per impedire la penetrazione dei prodotti della UE sui loro mercati.

 

5) Facciamo nostro lappello di importanti economisti europei per la cancellazione del debito pubblico in pancia alla BCE, che ammonta a un quarto del totale del deficit degli Stati menbri. I cittadini europei devono a loro stessi il 25% dei loro debiti. La Bce potrebbe offrire agli Stati europei i mezzi per la loro ricostruzione in chiave ecologicamente sostenibile e riparare la frattura sociale, economica e culturale che hanno creato la crisi sanitaria e le guerre. Stiamo parlando di 2.500 miliardi per l’Europa nel suo complesso. La BCE può permettersi una simile azione, come riconosciuto da un gran numero di economisti, anche tra coloro che si oppongono ad una tale risoluzione: una banca centrale può funzionare con fondi propri negativi senza difficoltà. I privati non verrebbero danneggiati e le finanze pubbliche verrebbero sollevate da enormi pesi pregressi che gravano sull’economia, lo sviluppo e la società.

 

6) La transizione ecologica deve rappresentare un cambiamento radicale nel modo di produrre, di consumare e di vivere.

 Nei Paesi dell'Unione europea gli edifici assorbono il 45 % dei consumi energetici. Se si ristrutturano energeticamente si migliora il loro comfort termico, riducendo al contempo sia le loro emissioni di anidride carbonica sia gli importi delle bollette energetiche; e i risparmi delle famiglie sulle bollette consentiranno di ammortizzare, in un certo numero di anni, gli investimenti necessari. Poiché non tutte le famiglie sono in grado di sostenere i costi iniziali, è compito e interesse dello Stato farsene carico anche per ragioni di giustizia sociale.

L’obiettivo da perseguire nella gestione dei rifiuti è la riduzione progressiva delle quantità che vengono portate allo smaltimento. In questo modo si ottengono due vantaggi direttamente proporzionali: la riduzione dell'inquinamento generato dagli impianti industriali e la riduzione dei costi di smaltimento. La raccolta differenziata deve essere molto accurata, in modo da ricavarne materiali omogenei che possano essere venduti e utilizzati come materie prime secondarie. Una gestione ecologica corretta dei rifiuti consente di ridurre i costi di gestione e di accrescere gli utili. Se le aziende che li gestiscono non sono società per azioni, ma società pubbliche, gli utili non saranno distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi, ma potranno tradursi in riduzioni della tassa sulla raccolta dei rifiuti.

L’acqua è un bene comune e ne va garantita la proprietà pubblica. La stessa modalità può essere adottata per l’acqua , una risorsa indispensabile per la vita e per lo svolgimento delle attività produttive, di cui la siccità comincia a rendere drammatica la carenza. L’obiettivo principale è ridurre le perdite degli acquedotti che possono ammontare fino al 60 % dell'acqua catturata dalle falde idriche e  gestire le reti con un consumo di energia elettrica molto minore.

 

7) La Pace e luscita dal meccanismo infernale del debito sono indispensabili per affrontare alle radici i problemi che causano le migrazioni. La gestione dei confini avviene oggi in una logica militare che trasforma chi richiede asilo politico ed è costretto a migrare per ragioni climatiche ed economiche, in un nemico da combattere. Come se ci si trovasse di fronte ad una invasione armata. Ma non si possono mandare le Frecce Tricolori a bombardare i barchini o disseminare la penisola di centri di detenzione per rinchiudervi tutti quelli che sbarcano sulle nostre coste. Una persona inerme e in difficoltà non può essere considerata alla stregua di un invasore.

Non solo l'Europa ma l'intero mondo occidentale deve farsi carico delle migrazioni. È il momento di pagare gli interessi sulle risorse rapinate, sull'inquinamento e lo sfruttamento del fossile che produce alluvioni e disastri, di cancellare o ridurre i debiti dei Paesi in via di sviluppo, di elaborare non piani di aiuto ma investimenti nei luoghi dove l'ondata migratoria è più forte.

La politica dell'accoglienza deve avvenire nel rispetto della legalità e dei diritti umani, con una rete ordinata di assistenza, di formazione, di collaborazione lavorativa e di studio. I centri di detenzione vanno chiusi.

 

 

Dignità

 

 

Nell’epoca del liberismo globale deregolato l’influenza cinese nel mondo e la potenza finanziaria di Pechino hanno spinto l’amministrazione statunitense a reagire invocando un protezionismo unilaterale e aggressivo che è tra le cause fondamentali degli attuali venti di guerra. Fino a oggi, l'Unione europea si è accodata mentre appare più che mai urgente avviare, presso lONU, un tavolo di trattative per creare le "condizioni economiche per la pace”, come richiesto dall’appello di autorevoli economisti di tutto il mondo.

 

1) Proponiamo di rivedere completamente gli accordi di Maastricht sui quali sono nate lUnione e le cosiddette politiche di austerità. Un nuovo trattato dovrebbe prevedere piena occupazione, riduzione delle diseguaglianze, intervento pubblico nelleconomia, regolamentazione dei capitali e della finanza e finalizzare.

L'Italia degli ultimi trenta anni ha virato purtroppo verso i bassi salari, la riduzione dei diritti dei lavoratori, l'economia della rendita e dei patrimoni finanziari e immobiliari, aumentando enormemente le diseguaglianze. A pagare sono state soprattutto le donne: le più povere, le più precarie, le più sottopagate, sulle cui spalle continua a pesare la morsa del lavoro gratuito di riproduzione, di cura e accudimento. Lo stato sociale si è andato sempre più erodendo.

Robot, automatismi e intelligenza artificiale stanno cambiando i rapporti di forza tra l'uomo e la macchina. Le tecnologie non sono di per sé un rischio per i lavoratori ma lo è l'accentramento in poche mani e in pochi Paesi delle sorti dell'innovazione, dell'informazione e della cultura.

Saranno in molti a perdere il lavoro per l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica. Lo Stato deve garantire a tutti l'occupazione e un'attività di studio e di riqualificazione permanente. Per gestire le transizioni dalla disoccupazione al lavoro; dal lavoro subordinato a quello autonomo; dal lavoro alla formazione vanno abolite tutte le forme precarie di lavoro, a meno che non siano tecnicamente giustificate come i lavori stagionali.

 

2) Eurgente introdurre un sostegno economico universale a chi resta senza lavoro.

Il lavoro deve essere dignitoso, rispettare l’ambiente, riconoscere i diritti sindacali; tener conto delle priorità personali e familiari. Il lavoro deve essere un diritto non la conseguenza di un ricatto. La grande massa di disoccupati costringe le persone ad accettare condizioni ingiuste e talvolta disumane. Soprattutto donne, giovani e  lavoratori stranieri sono spinti ad accettare qualunque condizione e  qualunque salario, obbligati con proposte di lavoro criminali, orari disumani e in condizioni di insicurezza. Chi percepisce il reddito deve partecipare a corsi di formazione tenendo conto delle sue capacità e delle sue aspirazioni.

3) Lorario di lavoro va portato in Europa a 32 ore settimanali. Siamo convinti che oggi serva lavorare meno per recuperare tempo e spazi di vita: il concetto stesso di orario di lavoro, o meglio di “tempo in cui si è a disposizione” va modificato, prevedendo il diritto alla disconnessione e a non confondere strumenti di lavoro e strumenti privati. Lavorare meno ore (in ufficio) ma essere in ogni luogo o periodo del giorno raggiungibile, ci rende vittime di un “tempo di lavoro senza fine”.

4) Il solco tra i mega profitti (di pochissimi) e le retribuzioni è diventato una voragine. La riduzione dellorario non può, dunque, slegarsi dallaumento dei livelli salariali, anche perché si potrebbe arrivare al paradosso per cui determinate categorie di lavoratori, avendo più tempo per loro stessi, non avrebbero risorse sufficienti per impegnarlo proficuamente ad esempio, per viaggiare, per frequentare un corso di formazione o, più banalmente, per iscriversi a una palestra. Vanno introdotti meccanismi automatici di adeguamento di stipendi e pensioni all’inflazione.

 

5) Nel nostro paese il taglio alle politiche di formazione avvenuto dal 2008 in poi ha prodotto un calo del 10% degli immatricolati universitari, tanto da porci allultimo posto in Europa per percentuale di laureate e laureati nella fascia d'età 25-34 anni, con un valore del 27%, mentre la media UE è poco sotto il 40%. Malgrado questa situazione disastrosa e preoccupante, pochissimi riescono a trovare un lavoro che sia adatto al grado d'istruzione acquisito e si è costretti a emigrare o a entrare in competizione per lavori precari di basso livello. Viviamo nel mito di un sistema meritocratico che, dice Joseph Stiglitz, fa sì che “Il 90% di quelli che nascono poveri, muoiono poveri, per quanto intelligenti e laboriosi possano essere, e il 90% di quelli che nascono ricchi muoiono ricchi, per quanto idioti o fannulloni possano essere. Da ciò si deduce che il merito non ha alcun valore”.

 

6) Bisogna sostenere artigiani e imprese familiari e ridurre le disparità tra le diverse aree e offrire pari opportunità ai giovani e alle giovani costrette a emigrare dalle zone più deboli a quelle più forti e arrestare il processo per cui l’istruzione non produce più la crescita economica, sociale e civile del territorio. Contemporaneamente una rete efficiente di infrastrutture europee deve impedire la periferizzazione di una parte importante del nostro continente.

 

7) Sono state smantellate le grandi industrie a partecipazione statale con un impatto sulla formazione a tutti i livelli, dalla scuola, all'università, alla ricerca. I Paesi che cresceranno di più domani, Cina, India, Sud Corea per esempio, sono quelli che oggi si sono occupati di meglio rafforzare e diversificare il proprio sistema industriale, della ricerca e dell'innovazione. Un grande programma pubblico europeo per la transizione verde, la ristrutturazione e la riqualificazione degli edifici pubblici (scuole, ospedali, uffici) può invertire questa tendenza.

 

8) Le politiche di austerità hanno reso impossibile l’investimento in risorse umane per la pubblica amministrazione. Ma un piano per loccupazione pubblica, con l’assunzione di giovani ad alta qualifica, è indispensabile per ammodernare lo Stato, le amministrazioni del settore sociale, la scuola e la ricerca. Va accelerata la digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche con software open source, trasparente, non manipolabile da stranieri e agenzie estere, sviluppabile “in casa” e non dipendente dalle grandi corporations mondiali.

 

9) L’Europa riconosce la sua identità nelle proprie culture e si adopererà per dare loro la libertà e le energie di cui hanno bisogno per crescere e rinnovarsi. L’Europa si nutre del rapporto con le altre culture.

A tutti i cittadini europei vanno garantiti gli stessi diritti civili e umani e la più completa libertà d’espressione. Per difendere l’identità europea va favorita la nascita di social europei, di piattaforme europee per la produzione culturale e il commercio on line.

 

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 Dopo la pandemia, l’Unione Europea avrebbe dovuto mettere al centro delle sue politiche la prevenzione e la tutela della salute. Bisogna ridurre la spesa per le armi e incrementare quelle per la salute. Ma un recente dossier della Caritas riassume così la situazione in cui ci troviamo nel nostro Paese:

"... in diciotto anni, l’Italia ha ridotto dello 0,4% il finanziamento del sistema sanitario nazionale italiano. I fondi che rappresentavano il 7% del Prodotto interno lordo (Pil) nel 2001 sono scesi a un importo pari al 6,6% nel 2019. Al contrario, la spesa militare è cresciuta costantemente. Nel 2018 è giunta a 25 miliardi di euro, pari all’1,4% del Pil, segnando un aumento del 25% rispetto alle ultime tre legislature. L’Esercito ha avanzato la proposta di una “legge terrestre” per nuovi blindati, elicotteri, missili. 5 miliardi di euro in 6 anni; la stessa cifra garantirebbe 4.200 letti ospedalieri in più all’anno. Lo scorso 3 aprile l’AD di Fincantieri ha dichiarato di essere in trattativa con la Marina Militare per due nuovi sommergibili U-212, per un costo complessivo di 1,3 miliardi di euro: l’equivalente di 13.100 letti di terapia intensiva.

 

 

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Solo però uscendo dal sistema di guerra sarà possibile prendersi cura delle persone e aprire  un’era nuova per il mondo. L'homo sapiens combatte armato dall'inizio della sua esistenza. Questo però non significa che la guerra sia connaturata all’uomo  e che non debba essere prevenuta e impedita come il crimine di genocidio.

Il Cardinale Martini scriveva: “Certamente l’odio che si è accumulato è grande e grava sui cuori: vi sono persone e gruppi che se ne nutrono come di un veleno che mentre tiene in vita insieme uccide. Per superare l’idolo dell’odio e delle violenza è molto importante imparare a guardare al dolore dell’altro. La memoria delle sofferenze accumulate alimenta l’odio quando essa è riferita esclusivamente alla propria giusta causa. Se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la vendetta. Ma se la memoria del dolore sarà memoria della sofferenza anche dell’altro, dell’estraneo e persino del nemico, allora essa potrà rappresentare la premessa di ogni futura politica di pace”.

 

 

 

 


martedì 7 maggio 2024

L'EFFIMERA AVVENTURA DEL SINDACO ONESTO NELLA BAGHERIA DEGLI ANNI SESSANTA

 

Qualche lettore meno giovane ricorderà, probabilmente, il romanzo autobiografico Bagheria che Dacia Maraini diede alle stampe nel 1993 e nel quale l’autrice travasò tutta l’amarezza per una cittadina deturpata dalla speculazione edilizia consumata da mafiosi con la complicità degli amministratori locali. Oggi, a trent’anni di distanza, qualche cosa è migliorata, ma le costruzioni abusive  - a ridosso delle ville settecentesche e di preziosi monumenti storici sparsi per il centro abitato – restano intatte a testimoniare che il sistema mafioso, ferito nella sua dimensione militare, permane intoccabile nella sua dimensione politico-affaristica. Né si può prevedere di meglio sino a quando le istituzioni cittadine saranno condizionate da legislazioni permissive e politiche ecocide a livello sia regionale che nazionale.

Così è andata. Sarebbe potuta andare diversamente? Una pagina dimenticata di storia locale attesta di sì. Infatti nel novembre del 1964 avviene un piccolo miracolo: un democristiano onesto, stanco della politica mafiosa e mafiogena del suo partito, esce dalla Democrazia Cristiana; si candida con una Lista Civica di persone perbene; ottiene 4 consiglieri su 40 e – terzo dopo la DC (18 consiglieri) e il Partito Comunista Italiano (12 consiglieri) – viene designato come sindaco di Bagheria. Dopo alcuni mesi travagliati, il 19 febbraio 1965 il dottor Pietro Belvedere, medico pediatra stimato e amato in paese, legge in Consiglio comunale la ventina di cartelle con cui espone le linee programmatiche di una Giunta anomala (costituita da 2 comunisti, 2 socialisti, 1 indipendente di sinistra, 1 repubblicano, 1 esponente della Lista civica e 1 democristiano dissidente): se la Giunta ottenesse la fiducia, per la prima volta nel Dopoguerra la Democrazia Cristiana andrebbe all’opposizione!

Quella ventina di cartelle dattiloscritte, sepolte nell’archivio comunale, sono state oggi ripescate e pubblicate integralmente dal figlio dell’autore, Antonio Belvedere, ne Il discorso del sindaco, Qu-Ba, Bagheria 2024, con Introduzione di Mimmo Aiello e Postfazione di Giuseppe Tornatore. Sembra il testo di un film di fantapolitica come L’ora legale di Ficarra e Picone (2017). Infatti le “Dichiarazioni programmatiche” sono mille miglia lontane dal linguaggio, vacuamente altisonante, adottato in questo genere di comunicati, nei quali si può parlare di tutto a patto di non sbilanciarsi in niente di concreto, determinato. Al contrario, sembra di ascoltare una perizia medico-legale in cui si espone con sobrietà retorica e completezza analitica la diagnosi dei mali, ma – punto per punto – se ne indica la possibile terapia.

La situazione della città è paralizzata dall’ “immobilismo” causato dal “mancato senso di responsabilità” degli amministratori, condizionati dalla “ingerenza” di poteri esterni ed estranei? Non se ne uscirà “miracolisticamente” ma attivando “una sana, intransigente e disciplinata amministrazione, che per noi rappresenta il programma  dei programmi, il punto base di fondamentale importanza attorno al quale tutte le questioni saranno riguardate con la più premurosa cura e la massima vigilanza”.

Su questo solido presupposto sarà possibile affrontare uno per uno i drammatici ritardi di Bagheria:  “nettezza urbana ed igiene”;  “lavori pubblici” (a cominciare da “un tetto decoroso, rispondente alle indispensabili norme igienico-sanitarie, alle categorie lavoratrici meno abbienti”); “edilizia scolastica” (dal momento che gli edifici “esistenti, di cui alcuni pericolanti e minacciati di crollo e quindi bisognosi di immediate riparazioni, sono assolutamente insufficienti a soddisfare le esigenze di Bagheria”; “ civico mercato ortofrutticolo”; “viabilità cittadina e viabilità rurale”; “rete idrica” e “pubblica illuminazione” ; “cultura e patrimonio artistico” (“la cultura dovrebbe essere la leva motrice e il mastice che unisce tutti i cittadini alla città, nel senso che le varie iniziative, i circoli, la scuola, la biblioteca, formano un assieme corale con la vita produttiva ed economica del nostro attivo ed industre centro”); “piano regolatore” (che, redatto da “urbanisti ed architetti di chiara fama” – di cui vengono indicati i nomi e i cognomi - , stabilisca i “canoni” e i “vincoli” per la costruzione di nuove abitazioni). Il sindaco qua e là entra in dettagli specifici riguardanti la qualità della vita (“disciplinare il traffico, annullare i rumori, gli urli dei motori, perché rumore, aria viziata, asfalto, mancanza di spazio, sono tutte cose destinate, nonostante i più razionali criteri urbanistici, ad accrescersi e gli effetti sono già dannosi per il nostro fegato, per il nostro cuore e per il nostro sistema nervoso”), ma non perde mai di vista “una visione panoramica d’insieme”: nota infatti come “urbanistica, nettezza urbana ed igiene, cultura, problemi dell’agricoltura e della viabilità rurale, problemi dei giovani e problemi degli uomini più maturi, piano regolatore, assistenza sanitaria, per quanto possano apparire temi distanti l’uno dall’altro, costituiscano gli aspetti plurimi di un unico problema: quello della tutela degli aspetti umani e civili della città di Bagheria”. 

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domenica 5 maggio 2024

LA SIMBIOSI INTRAUTERINA CON IL CORPO DELLA MADRE E LA VIOLENZA DI GENERE

 Il corpo gioia di Dio. La materia come spazio di incontro tra divino e umano (Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano 2023) non è tra i libri più originali di Teresa Forcades, la monaca benedettina di origini catalane, medico e teologa femminista. Nel primo capitolo, infatti, l’autrice espone considerazioni critiche ormai abbastanza note sull’antropologia tradizionale (platonica e cristiana) e sull’antropologia contemporanea che, almeno sotto alcuni aspetti, non costituisce il ribaltamento riabilitante che vorrebbe essere: infatti al corpo “seduttore”, “peccatore” e “punito” dell’etica ‘classica’ occidentale si sostituisce troppo spesso, nella cultura odierna,  un corpo “oggetto di desiderio”, “discriminato” e “controllato”. Neanche il secondo capitolo – nel quale si tenta di recuperare gli aspetti positivi, apprezzabili, sia della tradizione cristiana (il corpo “pacificato”, “resuscitato” e “mistico”) che della prospettiva contemporanea (il corpo “liberato”, “integrato” ed “ecologico”) – mi pare aggiunga granché a quanto di solito si afferma sul tema.

Trovo invece più intrigante il terzo capitolo dedicato alla “peculiarità del corpo femminile”, soprattutto le pagine in cui  - sulla base della letteratura neurofisiologica e ginecologica recente – la Forcades si sofferma sul legame originario di ogni essere con il corpo materno: “di fronte a un corpo di donna si attivano leve molto profonde della psiche umana che hanno a che vedere con l’esperienza materna e con l’ambivalenza che le è propria. La madre rimanda a un’unità senza crepe in cui non c’è posto per l’alterità; rimanda a un momento anteriore alla propria differenziazione  soggettiva. Da qui l’ambivalenza, in quanto tale momento può essere percepito in maniera molto intensa come pienezza o piacevole riposo di cui si ha nostalgia e che si desidera sperimentare di nuovo, o come minaccia all’autonomia personale che si vuole evitare ad ogni costo. L’esperienza materna evocata dal corpo femminile è fondamento e riferimento della propria relazionalità costitutiva”.                                           Questo legame primigenio per alcuni versi (flusso sanguigno e ormoni materni) viene interrotto dal taglio del cordone ombelicale, ma per un fattore almeno “perdura nel corso di tutta l’infanzia e si prolunga nella vita adulta”. Questo “qualcosa che accompagna la relazione madre-figlio in maniera permanente” è “la voce materna” che percepiamo non appena l’ovulo è stato fecondato, prima ancora della formazione del “primo rudimento dell’orecchio interno (la vescicola auditiva)”: affinché questo accompagnamento continuo durante tutto lo sviluppo intrauterino si produca “non è necessario che la madre parli ininterrottamente”: “il fatto stesso di pensare, di sognare o di leggere anche solo per sé fa vibrare le corde vocali in maniera sufficiente perché la vibrazione emessa arrivi allo spazio intrauterino”. Tra le molte conseguenze di questa simbiosi “precedente a ogni differenziazione soggettiva” ce n’è una che interessa quanti si occupano di violenza di genere. Infatti se il neonato si identificherà con “l’essere donna”, l’esperienza originaria del corpo materno lo indurrà a sentirsi responsabile del “benessere fisico ed emotivo di coloro che amiamo in un modo che avremo difficoltà a distinguere dalla nostra identità personale”; se invece si identificherà al maschile, si aspetterà che le donne amate si prendano cura del suo “benessere fisico ed emotivo in un modo che avremo difficoltà a distinguere dalla loro identità personale”.

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mercoledì 1 maggio 2024

MORIRE E’ UN’ARTE CHE PUO’ INSEGNARE A VIVERE MEGLIO

 E’ possibile confrontarsi con la propria mortalità senza disperarsi? Monica Cornali, nel suo Vivere la morte come sorella (Effatà Editrice, Cantalupa 2022), risponde affermativamente e articola la sua risposta tentando “una sinergia tra la conoscenza della psiche umana, dei meccanismi e delle dinamiche che vi sono implicati, e la sfera spirituale” (p. 7).  Ma va subito precisato che la spiritualità che l’autrice intende intrecciare con la psicologia non è sinonimo di religiosità né, ancor meno, di fede in senso confessionale: si riferisce a quella   “ <<spiritualità>> che accomuna tutti gli esseri umani, che è preverbale e transculturale e che non necessariamente confluisce in un’adesione religiosa. Nel tentativo di non escludere, ma anzi accomunare tutti nella domanda di senso, nel desiderio del bene, nella volontà di significato e nella libertà della speranza, rispettando le proprie mappe concettuali, la propria storia di vita e i propri valori” (pp. 5 – 6).

Il registro della ricerca di una spiritualità laica, basica, potenzialmente universale è adottato come alternativa ad altri approcci al tema della morte che hanno ormai mostrato la propria insufficienza. E’ il caso dell’approccio scientifico-sperimentale che può descrivere sempre meglio la morte, non certo interpretarla; è il caso delle grandi “narrazioni” ideologiche in auge sino alla metà del XX secolo; ed è il caso della “prospettiva giudaico-cristiana, così come è stata fino ad oggi interpretata”, ormai “inadeguata a fornire orizzonti di senso all’uomo contemporaneo” (p. 29).

Dall’angolo visuale di una sapienza antropologica la morte appare con due volti opposti tra i quali ognuno è chiamato a scegliere: “ultima nemica” (cui soccombere senza scampo o da sperare di vincere in virtù di qualche disegno divino) o “sorella” (da abbracciare come parte della vita, anzi come suo compimento e sigillo). L’autrice, come recita già il titolo del suo saggio, non ha dubbi nel preferire la seconda prospettiva e prova a raccogliere argomenti, o per lo meno indizi e allusioni, a suo favore. Per molti versi la sua trama rievoca la scommessa pascaliana: l’ars moriendi  tiene socchiusa la porta di una qualche “sorpresa” (p. 38), ma se ad attenderci fosse il nulla eterno avremmo comunque ottenuto il prezioso guadagno di aver vissuto con intensità l’esistenza in ogni caso limitata a nostra disposizione. Infatti il memento mori non mira ad avvelenarci le piccole e rare gioie dell’esistenza, quanto “a relativizzare tante paure, progetti illusori, ridicole presunzioni, esaltazioni comiche del proprio io, riconsegnando l’interiorità a quiete e fiducia” (p. 75). La meditatio mortis non risponde alla legittima domanda se ci sia vita dopo il decesso, ma ci aiuta a viverne una, degna, prima.

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