lunedì 6 giugno 2016

CI VEDIAMO A PALERMO GIOVEDI' 9 GIUGNO ALLE 18,15 ?

Giovedì 9 giugno, alle ore 18.15, presso il Centro studi "Bonelli" della Chiesa Valdese di via Spezio 43 (dietro il teatro Politeama) Aurelio Grimaldi presenterà il volumetto   Filosofare in carcere. Un'esperienza di filosofia-in-pratica all'Ucciardone di Palermo   (Diogene Multimedia, Bologna 2016, pp. 71, euro 5).  
Parteciperanno  l'autore Augusto Cavadi e il co-autore Franco Chinnici (presidente dell'Associazione Volontariato Penitenziario di Palermo). 

www.diogenemagazine.it/eventi/356-filosofare-in-carcere-di-augusto-cavadi-presentazione-a-palermo-giovedi-9-giugno-2016

domenica 5 giugno 2016

I CRISTIANI SONO TUTTI CONTRO LA LEGGE CIRINNA' ?


“Centonove” 2.6.2016
LA LEGGE CIRINA’ SPACCA I CRISTIANI

               Sino a cinquant’anni fa, all’interno del cristianesimo, gli schieramenti erano chiari: cattolici da una parte, protestanti dall’altra. Oggi tutto è più confuso: da una parte i conservatori tradizionalisti (sia cattolici che protestanti), dall’altra gli innovatori progressisti (sia cattolici che protestanti). Una conferma l’abbiamo registrata a Palermo quando  sono scesi in piazza ben novanta fra associazioni e movimenti per protestare contro l’approvazione in Parlamento della legge Cirinnà sul riconoscimento delle unioni civili: tra di esse formazioni cattoliche ultraortodosse (come la “Milizia dell’Immacolata”) e protestanti  (come la Chiesa pentecostale “Parola della Grazia” del pastore  Gioacchino Porrello). Nelle stesse ore fonti cattoliche e protestanti (fra loro del tutto indipendenti) pubblicavano pareri favorevoli a quanto avvenuto in Parlamento. Le chiese valdesi e metodiste riecheggiavano i comunicati dei rispettivi dirigenti nazionali, ma non mancavano prese di posizione assai coraggiose anche in campo cattolico. Ad esempio Luciano Sesta, noto docente di filosofia impegnato attivamente nell’apostolato della cultura della diocesi, ha diffuso su internet una nota assai interessante: "Ieri sera ho ascoltato Massimo Gandolfini, il leader del Family Day, qui a Palermo. Rimango perplesso, come gli ho anche detto, sul suo modo di impostare la <<difesa>> della famiglia. A suo parere la legge sulle unioni civili è stata fatta da gente che non intende affatto tutelare i diritti delle persone omosessuali, ma da persone che <<hanno a cuore la distruzione della famiglia>> (testuali parole). Quando ci si esprime così, però, non si può pretendere che poi i sostenitori delle unioni civili non gli restituiscano l'accusa, facendogli notare che anche la sua battaglia è fatta non per tutelare la famiglia, ma per negare i diritti degli omosessuali. Il resto del discorso è stato tutto un confuso pasticciare di piani diversi, da quello spirituale a quello politico e sociale - chiunque non si mobiliti in questa lotta <<per la salvezza delle generazioni future>>, ha ammonito Gandolfini, dovrà <<rendere conto a Dio della sua inerzia>> - per finire con una lunga lezione sul carattere sessuato del corpo, che, peraltro, nessuno ha mai messo in dubbio. Non sono mancati innumerevoli passaggi retoricamente efficaci ma logicamente scorretti, come quando Gandolfini ha fatto credere che l'omosessualità diffusa in Svezia sia la principale causa dei suicidi nei Paesi scandinavi. Ha solo dimenticato di aggiungere che la stragrande maggioranza dei suicidi riguarda persone eterosessuali. O quando ha fatto credere che il Miur stia approvando, con la legge 107, l'educazione gender nelle scuole, inducendo a ritenere che i libretti diffusi dall'Unaar in alcune scuole siano stati diffusi su esplicito mandato del governo, quando in realtà l'ordine del giorno n.9/2994-B/5, approvato dalla Camera dei Deputati l'8 luglio 2015, ha denunciato le <<storture>> che quei libretti stavano introducendo nelle scuole rispetto al vero spirito della legge 107, libretti di cui il Miur stesso, di conseguenza, ha subito bloccato la diffusione. Quando si è troppo interessati a sconfiggere un nemico immaginario o ad attribuire a quello reale una malafede diabolica, l'effetto complessivo è di sfigurare anche il valore che ispira tutta l'operazione: che famiglia è una famiglia che si sente minacciata dall'approvazione sociale che alcuni dei suoi figli omosessuali ricevono dallo Stato? La famiglia a cui pensa Gandolfini, ieri ne ho avuto conferma, vorrebbe chiudere i propri figli nella palla di vetro di una società moralmente perfetta, nel timore che le leggi dello Stato e il costume diffuso possano indurli a cambiare sesso ogni giorno. La famiglia di Gandolfini, in poche parole, ha dimenticato che prima di preparare la strada ai figli, occorre preparare i figli per la strada".
       Altrettanto significativo l’intervento  di don Cosimo Scordato all’inizio dell’affollata celebrazione eucaristica nella chiesa di San Francesco Saverio all’Albergheria: “Oggi è la Pentecoste, la diffusione dello Spirito Santo. E proprio in questi giorni abbiamo avuto conferma che Egli agisce nella chiesa, ma anche oltre la chiesa. Talora sono proprio gli ambienti laici, come il Parlamento, a recepire le illuminazioni divine prima e meglio che gli ambienti ecclesiastici. Siamo felici perché preferiamo le unioni civili alle incivili, le unioni che somigliano alla famiglia alle unioni che non la ricordano, le unioni che testimoniano fedeltà alle unioni incrinate dall’infedeltà”.
  Personalmente mi sono ricordato di una delle prime teologhe italiane, Adriana Zarri, che da qualche parte ha lasciato scritto: “Amo Dio, amo la patria, amo la famiglia. E’ la loro stretta connessione che mi fa paura”.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

martedì 31 maggio 2016

QUANTO E' IMBROGLIONE RENZI ? SECONDA PARTE


QUANTO E' IMBROGLIONE RENZI ? DISCUTIAMO SU ALCUNE TESI DI ELIO RINDONE


 (PARTE II)



Dopo aver ospitato la prima parte di questo intervento di Elio Rindone (su http://cronachelaiche.globalist.it/ del 4 maggio 2016) ne completo adesso la pubblicazione. Come per la prima parte, auspico anche per questa seconda una partecipazione argomentata da parte di chi abbia qualcosa di documentato da dire (a sostegno o in opposizione alle tesi di Rindone). Chi mi legge in FB è invitato a copiare e incollare il proprio intervento anche nella zona “Commenti” sotto l’articolo di Elio Rindone pubblicato sul mio blog  (  www.augustocavadi.com ).



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Ma l'accecamento di massa può riguardare, oltre che i partiti, anche i singoli politici. Capita, infatti, che siano scambiati per autentici statisti dei volgari illusionisti che riescono a conquistare la fiducia di milioni di elettori e addirittura a imporsi per anni, con notevoli danni per i cittadini. I casi più clamorosi, in Italia, sono quelli di Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, che hanno mostrato un'eccezionale abilità nell'assicurarsi un vasto consenso popolare, anche se i loro governi sono stati tra i peggiori della storia repubblicana: il primo, tra alti e bassi, ha regnato per un ventennio, il secondo ancora non sappiamo per quanto tempo, ma se il buon giorno si vede dal mattino...
Anche se si presentano l'uno come leader del centro-destra e l'altro del centro-sinistra, hanno in realtà molto in comune: sono considerati uomini carismatici, grandi comunicatori, padroni del mezzo televisivo, che garantisce milioni di voti a chi sa usarlo. Entrambi accentratori, decisionisti, insofferenti alle critiche e, soprattutto, privi di ogni radicamento ideologico. Infatti, Berlusconi si proclama liberista mentre è titolare di un impero televisivo inaccettabile in qualunque Paese liberale e Renzi si dice rappresentante di una sinistra riformista mentre, riuscendo là dove Berlusconi aveva fallito, abolisce di fatto l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e impone una riforma della scuola che mette a rischio la libertà d'insegnamento, affidando ai presidi il potere di assumere per chiamata diretta e con contratti triennali i docenti: e pensare che nel 2008 il centro-destra non era riuscito neanche a far approvare il disegno di legge Aprea che prevedeva soltanto la loro assunzione mediante concorsi banditi dalle singole istituzioni scolastiche! In effetti, non c'è soluzione di continuità nella politica dei loro governi, accomunati dalla fedeltà ai poteri forti, e infatti Berlusconi ha più volte ripetuto che il suo partito non poteva non votare le leggi volute da Renzi perché erano esattamente quelle care a Forza Italia. Del resto Renzi, appena siglato il patto del Nazareno, non ha nascosto di sentirsi in piena sintonia con Berlusconi, e anche dopo la rottura (definitiva o solo temporanea?) del patto ha sempre potuto contare, in caso di bisogno, sui voti di un buon numero di parlamentari berlusconiani. I due hanno pure in comune l'avversione per una magistratura indipendente, e infatti Renzi fa approvare una legge sulla responsabilità civile dei giudici, mostrandosi anche in questo caso più bravo del suo maestro. Entrambi vogliono un sistema elettorale che, alterando il responso delle urne grazie al premio di maggioranza, consenta di governare senza una forte opposizione, ed entrambi hanno un chiodo fisso: cambiare la Costituzione in modo da rafforzare il governo e indebolire il parlamento. E, più spregiudicato di Berlusconi - per quanto possa sembrare incredibile! - Renzi per raggiungere i suoi obiettivi non si preoccupa del fatto che l'attuale parlamento è moralmente delegittimato, perché eletto con una legge bocciata dalla Consulta, che le riforme elettorali sono materia del parlamento e non del governo e che devono essere approvate rispettando le normali procedure, e cioè senza ricorrere a canguri, sedute fiume e fiducie, e senza minacciare lo scioglimento delle Camere. Entrambi, inoltre, si presentano come innovatori, che si oppongono al vecchio e screditato ceto politico. Berlusconi è l'uomo del fare, l'imprenditore di successo prestato alla politica, che però si circonderà proprio di quanti nella Democrazia cristiana e nel Partito socialista sono fortunosamente sopravvissuti alla bufera di Mani Pulite. Renzi è il rottamatore dei dirigenti del Partito Democratico, ma solo di quelli che non si affrettano a salire sul suo carro. Da avversari della casta, invisa ai cittadini, si trasformano presto nei suoi più accaniti difensori, dichiarandosi d'accordo sul fatto che le condanne, sino a sentenza definitiva, non sono un ostacolo per occupare cariche pubbliche. Del resto, questa è una delle più radicate tradizioni italiche come notava un secolo fa Antonio Gramsci: «L'Italia è il paese dove si è sempre verificato questo fenomeno curioso: gli uomini politici, arrivando al potere, hanno immediatamente rinnegato le idee e i programmi d'azione propugnati da semplici cittadini» (luglio 1918).
Entrambi sono prodighi di promesse, quasi mai mantenute: creare milioni di posti di lavoro, abbassare le tasse, non mettere le mani nelle tasche degli italiani, cambiare l'Italia (in meglio o in peggio?), fare una riforma al mese... Specializzati nell'infondere ottimismo (mentre quello della paura è il territorio di caccia monopolizzato dalla Lega), far sognare gli italiani, spostare l'attenzione su sempre nuove questioni, in modo che ci si dimentichi che le precedenti non sono state risolte, accusando di gufismo - brillante aggiornamento del vecchio termine disfattismo - chi si permette di denunciare la nuova malattia dell'annuncite.
Sempre pronti a smentire quanto affermato per mesi, approfittano della scarsa memoria degli elettori. In rete è facile trovare un abbondante campionario delle loro giravolte: essendo più note quelle di Berlusconi, ci limitiamo a ricordarne qualcuna di Renzi. Da sindaco di Firenze chiedeva il dimezzamento del numero e delle indennità dei parlamentari e una legge elettorale che prevedesse le preferenze: oggi i fatti dimostrano che erano parole al vento. Dopo le Politiche del 2013 proponeva di "abolire e rinunciare al rimborso elettorale di queste elezioni, immediatamente, [...] finanziamento, che vale 45 milioni di euro per il Pd e 43 per Grillo". Il M5S ai milioni ha rinunciato, il Pd no, neanche dopo la conquista del partito da parte di Renzi.
L'ultima giravolta, per ora, è la decisione di eliminare dal 2016 la tassa sulla prima casa. Eppure l'uguale provvedimento del governo Letta era considerato un cedimento a Berlusconi da Renzi, che nel 2013 sosteneva che "Per creare lavoro dobbiamo dare una visione per i prossimi 20 anni. Il problema non è l'Imu" e intimava: "Parliamo di emergenza abitativa e di sfratti. Basta parlare di Imu". In effetti, tanti italiani sono proprio degli smemorati, perché altrimenti non continuerebbero a fidarsi di chi prometteva di ridurre le tasse per tutti mentre in realtà le aumentava per i meno abbienti, o di chi assicurava di sostenere il governo Letta mentre era già al lavoro per farlo cadere. Ma, si sa, i riflessi condizionati scattano nonostante le ripetute delusioni: come il cane di Pavlov aumenta la salivazione appena sente il suono del campanello, così un buon numero di elettori si eccita al semplice annuncio dell'eliminazione delle tasse più odiate.
Elio Rindone

lunedì 30 maggio 2016

"ETICA" DI AUGUSTO CAVADI SECONDO NINO CANGEMI

Foto di Giannandrea Dagnino (con la gratitudine del soggetto) 

www.sicilypresent.it          28 Maggio 2016

“Etica. Idee semplici per orientarsi” di Augusto Cavadi: teoria e pratica di una parola dalla lunga storia
                                                                             di ANTONINO CANGEMI                                                   

Augusto Cavadi, Etica. Idee semplici per orientarsi, Aracne, Roma 2016

La parola “etica” ricorre con assidua frequenza nelle nostre conversazioni, spesso in modo inappropriato, senza che ci si renda conto del suo effettivo significato. È una parola di moda: pronunciarla, specie in dibattiti politici, dà la sensazione di far crescere lo spessore di ciò che si dice.
Tanta inflazione e babelica confusione richiedono un’attenta riflessione sul senso e sulla portata del termine. Ben venga perciò il recente Etica. Idee semplici per orientarsi di Augusto Cavadi, edito da Aracne per la collana Paidea: concetti e significati della storia del pensiero.
Cavadi, filosofo-consulente e giornalista (collabora all’edizione palermitana di Repubblica), innanzitutto si sforza di chiarire il significato di etica. Per etica s’intende grossomodo l’insieme di idee che orientano il nostro comportamento. Da una simile definizione discende che tutti hanno un’etica, anche quelli che sembrerebbero esserne privi. Costoro saranno guidati da un’etica lassista o contraria ai valori comunemente accettati, ma anch’essi seguono una bussola che ne dirige il cammino.
L’etica, poi, ci suggerisce Cavadi, può essere condizionata da teorie che fanno perno sulla religione, sull’utilità, sul sentimento, sulla ragione, sulla ricerca della felicità, e ciascuna di queste teorie unisce pregi e difetti, dall’autore passati al setaccio. Inoltre l’etica ha un suo campo d’azione in tanti ambiti: da quello del lavoro a quello dell’affettività, da quello della conoscenza a quello della politica, da quello della pratica religiosa a quello dell’economia. E in ciascuno di quest’ambito l’etica incide tantissimo, più di quanto comunemente si riesca ad averne consapevolezza. Specie se l’etica – ed è quella prediletta da Cavadi – mira ad ottenere condizioni di vita che conducano alla realizzazione delle potenzialità dell’uomo, specie sotto l’aspetto sociale e in vista del benessere interiore.
Il breve ma denso saggio di Cavadi, da anni esponente della filosofia in pratica, è una guida istruttiva su una parola che richiama i più alti valori e temi oggi e sempre attuali. La felicità espositiva, la chiarezza e semplicità delle argomentazioni, messe in risalto anche dall’impronta dialogica, accentuano l’interesse per la sua meditata lettura.






Fonte:  
www.sicilypresent.it/libri/2000-etica-idee-semplici-per-orientarsi-di-augusto-cavadi-teoria-e-pratica-di-una-parola-dalla-lunga-storia.html

domenica 29 maggio 2016

LA CRISI DEI MATRIMONI E IL PARERE DI ARISTOTELE


“Repubblica – Palermo”
29.5.2016

PERCHE’ MATRIMONI SEMPRE MENO NUMEROSI E SEMPRE PIU’ FRAGILI ?

     Sulle nostre pagine è rimbalzato l’aggiornamento sui dati statistici riguardanti i nuovi matrimoni (sempre meno numerosi sia in chiesa che al Comune) e le domande di separazione (sempre più numerose tanto fra le coppie giovani quanto fra le anziane). La tendenza è chiarissima: anche nel Meridione italiano, anche in Sicilia, soffia il vento della secolarizzazione. Piaccia o non piaccia, dal punto di vista dei costumi affettivi e sessuali la distanza fra il Nord e il Sud d’Europa si accorcia. Sociologi e psicologi, giuristi ed economisti ci aiutano senz’altro a capire questi fenomeni: ma non ne esauriscono certo l’analisi.
  Una prima considerazione che si potrebbe aggiungere riguarda la comprensione storica. L’aspettativa di vita negli ultimi decenni si è allungata di molto per cui anche la durata di un matrimonio medio si è estesa: per le generazioni precedenti i decessi a quaranta-cinquant’anni di almeno uno dei due coniugi chiudevano delle convivenze che oggi si prolungano, se non interviene la decisione di separarsi,  sino a ottanta-novant’anni. Una seconda considerazione riguarda la valutazione morale delle separazioni. Esse costituiscono certamente il fallimento di un progetto di vita, ma abbiamo imparato a riconoscervi in alcune situazioni l’unica strada per correggere una direzione esistenziale sbagliata: non sono rari i casi, infatti, in cui un secondo esperimento di vita di coppia riesca molto meglio del precedente. Molto dipende, ovviamente, dal criterio di misura: se esso è la resistenza di un’istituzione, la persistenza del vincolo coniugale vale più della serenità dei coniugi; qualora, invece, sia proprio la qualità di vita dei coniugi, una separazione consensuale può risultare di gran lunga preferibile  - per sé e per i figli – di una convivenza forzata e polemica e dolorosa nella stessa casa.
    Ma perché si ha tanta difficoltà a mantenere una sincera fedeltà coniugale negli anni? Sino a poco tempo fa si poteva rispondere che la co-abitazione dopo la cerimonia nuziale svelava il vero carattere del coniuge; ma ormai è un argomento che non vale dal momento che le occasioni di conoscersi, anche intimamente, nel periodo pre-matrimoniale sono numerosissime per quasi tutte le giovani coppie. Una risposta più convincente può venirci dalla riflessione di Aristotele. Il sommo filosofo greco osservava infatti che l’amicizia può fondarsi o sul piacere o sull’interesse o sulla condivisione dei valori. Nel primo caso dura quanto dura lo scambio del godimento reciproco: basta che uno dei due amici perde salute o buonumore ed ecco che l’altro si allontana. Più duratura l’amicizia basata su interessi: se sono socio in affari con un partner, la nostra relazione sopravvivrà al calo di complicità emotiva purché persistano le ragioni utilitaristiche. Qualora vengano meno anche queste, l’amicizia resiste solo se ci sono passioni condivise e stima reciproca: se si coltiva insieme l’arte o il gusto per i viaggi o l’impegno politico o la ricerca scientifica…Molte coppie ritengono di essere pronte per il matrimonio solo perché hanno sperimentato un’intesa psicologica e sessuale. E quando la complicità erotico-emotiva scema si appigliano a ragioni di ordine utilitaristico (per esempio la gestione di un negozio o la responsabilità educativa dei figli). Ma anche queste motivazioni hanno una data di scadenza. Allora si resta insieme solo se si è pervenuti a un’amicizia “virtuosa”: radicata nel comune esercizio di qualità umane, civiche, intellettuali per cui un partner sa che difficilmente troverà un amico così prezioso e così sincero come il proprio coniuge.
     Così, almeno, la pensava un vecchio saggio del quinto secolo prima di Cristo. E potrebbe non avere tutti i torti.
 
         Augusto Cavadi