Il Chiosco dei Pensieri di Augusto -
Caro Augusto, dovresti aprire un “Chiosco dei Pensieri Filosofici” proprio lì, in via Maqueda all’incrocio con via Cavour — quel crocevia metafisico tra la cicoria fritta e l’eterno ritorno.
Immagino i clienti della Feltrinelli che, uscendo con il loro Houellebecq sottobraccio, vengono improvvisamente intercettati da un’urgenza interiore ben più profonda di qualsiasi romanzo francese. Non si fermerebbero per una granita al limone, no — si siederebbero sul tuo sgabello filosofico con il peso specifico di chi porta addosso un dubbio cosmico.
“Buongiorno.”
“Buongiorno a lei — si accomodi pure, l’universo può aspettare.”
“Stavo passando di qui per comprare un libro quando sono stato aggredito da un’angosciante perplessità.”
“Non si faccia del male, signore. Siamo qui apposta.”
“Dunque: qual è il principio di tutte le cose?”
“Si rilassi, caro amico. Il principio di ogni cosa reale è l’acqua. Lo asseriva Talete, e noi confermiamo con dovizia di prove.”
“E allora il Paradiso terrestre? Adamo? Eva?”
“La prego, non insista — sono cinque euro. Grazie, buona giornata.”
Poi ci sarebbero i melanconici stagionali — quella categoria di anime sensibili che, raggiunta una certa età, si trovano a fare i conti con la caducità della vita come si fa con la dichiarazione dei redditi: inevitabile, ingrata, e sempre al momento sbagliato. Anche costoro troverebbero rifugio al tuo chioschetto, accolti da un buffetto paterno, una parola buona, la carezza di chi sa che l’abisso esiste ma non è il caso di fissarlo mentre si fa la spesa.
“Buongiorno, faccia presto che ho fretta.”
“Malissimo, signore. La fretta è il modo più elegante di non vivere.”
“Capisco, ma veda — avevo appena comprato un maglione invernale quando mi ha colpito l’inutilità del gesto: la vita è brevissima, l’inverno comincia tra tre mesi e io potrei spirare da un momento all’altro. Che me ne faccio del maglione?”
“Caro amico, il suo compito è vivere come se fosse immortale, assaporando ogni istante. Quando siamo morti, semplicemente non esistiamo. Ergo: finché ci siamo noi, la morte non c’è — e quando arriva lei, noi non ci siamo più. Non si incontreranno mai. Inutile invitarla a cena.”
“Non immagina la leggerezza che sento! Corro subito a prendere anche una camicia da cerimonia e un paio di scarpe di vernice!”
“Un attimo, un attimo — la filosofia è sette euro. Ecco lo scontrino. Conservi la ricevuta, è detraibile dall’ansia.”
In un’epoca così frenetica e smarrita, il bisogno di pensieri ristoratori è diventato urgente quanto un antidolorifico. Mi stupisce anzi che Galimberti non ci abbia pensato prima — lui che continua imperterrito a gironzolare tra simposi e conferenze a un’età in cui la vescica prostatica impone ritmi più… contemplativi. Evidentemente preferisce il palcoscenico al bancone. Peccato.
Ancora più inadatto, per il ruolo, sarebbe stato Cacciari. Un chiosco gestito da lui chiuderebbe in tre settimane per manifesta incompatibilità col genere umano. Torvo, bilioso, con quello sguardo da chi ha appena letto Heidegger in originale e non gli è piaciuto — imbarazzerebbe la clientela già alla prima ordinazione. A Palermo, in via Maqueda, i venditori ambulanti lo inseguirebbero a male parole, e forse non avrebbero tutti i torti.
Tu invece, caro Augusto, hai le stigmate del buon filosofo da strada: quella rara capacità di rendere l’abisso frequentabile, di offrire conforto senza cattedra, di fare della saggezza una conversazione e non una conferenza.
Ti senti — e non a torto — l’erede naturale di Socrate. Con una differenza sostanziale: a differenza del maestro ateniese, tu non sei inadatto alla vita domestica. Anzi, partecipi volentieri alle faccende di casa, il che ti rende filosoficamente più equilibrato e umanamente molto più sopportabile.
E se un giorno la tua Santippe dovesse stufarsi e lasciarti — ipotesi remota ma filosoficamente contemplabile — sono certo che non finiresti a contenderti le briciole con i piccioni di piazza Pretoria.
Probabilmente apriresti il chiosco.
Salvo Porrovecchio via FB.
***
Mi sono limitato a rispondere, divertito, a questo caro amico birbone:
4 commenti:
Leggero e intelligente. Mi è piaciuto molto
D'accordo con Massimo: leggerezza sagace e godibilissima! Grazie a Salvatore e a te, caro Augusto, per avere condiviso nel tuo blog!
Divertente e creativo, molto piacevole da leggere. E se il prof. accogliesse il consiglio?
Consiglio da accogliere di certo!! Lettura molto divertente, bravissimo l'estensore!
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