lunedì 16 novembre 2009

A Palermo giovedì 19 per l’amore
e a Bagheria venerdì 20 per...


Come già comunicatovi precedentemente, giovedì 19 novembre alle 17,45 - presso il salone della Chiesa valdese di via Spezio (alle spalle del teatro Politeama) - Alessandro Esposito e Stefania La Via presenteranno il mio “Chiedete e non vi sarà dato. Per una filosofia (pratica) dell’amore” (edizioni Petite Plaisance, Pistoia 2009). La cantattrice Rosalia Billeci, accompagnata dal musicista Nicola Marchese, inserirà degli intermezzi recitativi e cantati.
Il giorno dopo, venerdì 20 novembre alle ore 17.30 - a Villa Cattolica, Bagheria - si terrà la presentazione del mio libro “Il Dio dei mafiosi” (edizioni San Paolo, Milano 2009). Ne discuteranno Francesco M. Stabile (storico della Chiesa) e Maurizio Padovano (docente al Liceo Classico F. Scaduto di Bagheria).

domenica 15 novembre 2009

IL DISPREZZO DEL PROFESSORE


Repubblica – Palermo 15.11.2009

Elio Giunta
IL DIRITTO AL DISPREZZO
Edizioni Ila-Palma
pagine 75
euro 10

Senza dubbio intrigante l’idea di partenza: un anziano professore scrive una sorta di lettera aperta, sui grandi temi attuali, ai suoi “illustri ex allievi” (come il magistrato Ignazio De Francisci, l’onorevole Leoluca Orlando o il senatore Marcello dell’Utri). E la scrive dal punto di vista di un “intellettuale” convinto che suo compito non è principalmente di schierarsi con questo o quel partito, ma di promuovere ogni iniziativa, da qualsiasi organizzazione sociale provenga, mirata “all’integrità della persona umana e alla evoluzione del suo benessere e della sua libertà“. Intrigante l’idea, dicevo; ma, tutto sommato, un po’ deludente l’effettiva realizzazione. Quando Elio Giunta in questo suo Il diritto al disprezzo. Cosa pensa la gente della politica parla di tecnologia ed economia di mercato, di partitocrazia o di disoccupazione giovanile, le sue considerazioni scivolano senza graffiare.
Il discorso si modula su un registro più stimolante là dove parla del potere culturale - reale o presunto - in Sicilia. Ne ha per tutti (dai defunti come Sciascia e Guttuso ai viventi come Vincenzo Consolo, Andrea Camilleri, Elvira Sellerio e compagnia varia), ma il tono delle denunce è troppo acceso (a tratti livoroso) per non sollevare qualche dubbio su possibili risentimenti soggettivi. Che non aiutano certo l’oggettività delle analisi.

venerdì 13 novembre 2009

PER PROMUOVERE DAVVERO COOPERAZIONE INTERNAZIONALE


“Centonove” 13.11.09

LA COOPERAZIONE POSSIBILE

Nel 1977 il cancelliere tedesco Brandt ha lanciato - con un suo celebre “Rapporto” - l’idea di un Nord del mondo che, trasferendo nel Sud capitali finanziari e competenze tecniche, riducesse gradualmente la distanza fra le due parti del pianeta. Come osserva Tonino Perna nella sua efficace prefazione al bel volume di Mauro Cereghini e Michele Nardelli (Darsi il tempo. Idee e pratiche per un’altra cooperazione internazionale, EMI, Bologna 2008), si trattava di un’idea che “aveva una sua forza e un suo senso”, ma anche “un suo limite profondo: un’idea di sviluppo globale che partiva dall’Occidente per diffondersi nel resto del mondo, esportando modelli di consumo e sistemi produttivi che - come è stato dimostrato - hanno più impoverito che portato beneficio alle comunità locali”. Che fare a questo punto? Sbaraccare le numerose Ong (Organizzazioni non governative) che, negli ultimi quarant’anni sono sorte come funghi per attuare la politica della cooperazione internazionale? Oppure mantenerle in piedi come “progettifici”, privi delle originarie motivazioni etiche e politiche, tanto per tamponare - sia pur minimamente - la disoccupazione dei giovani occidentali?

La proposta di Cereghini e Nardelli va in una terza direzione: una cooperazione di comunità che non sia “qualcosa di altro e aggiuntivo rispetto alle attuali forme di solidarietà internazionale, ma un modo di rivederle radicalmente”. Più esattamente e più concretamente: “In un mondo interdipendente non può esserci più cooperazione unilaterale: o si cambia insieme o non si cambia. Dunque i cooperanti devono ritornare anche animatori del proprio territorio, oltre che esploratori e facilitatori in quello altrui. E riscoprire il valore della parola e dello sguardo, per una conoscenza approfondita che preceda e accompagni qualsiasi azione sul campo”. In altri termini, più sintetici, i due autori - che scrivono a partire da una ricca esperienza operativa, soprattutto nella ex-Jugoslavia martoriata dalla guerra - propongono una “cooperazione come relazione, cambiamento reciproco”.
Ma che c’entra questo progetto con il titolo del libro, intelligente nei contenuti quanto gradevolmente raffinato nello stile? E’ presto detto: per realizzare questa inversione ad U, questa ‘con-versione’, bisogna imparare a “darsi il tempo…Fermarsi a riflettere, non farsi travolgere dal rincorrere gli eventi, le emergenze, le scadenze; capire ciò che accade ma anche il senso dell’agire dentro gli avvenimenti. E’ un tempo difficile da ritagliare, immersi come siamo nel delirio del fare. Così, mentre cresce il disprezzo verso la parola, abbiamo deciso di darci il tempo per ragionare. E a raccontare il valore della relazione, la gioia e l’incertezza dell’incontro, la bellezza del sedersi e parlare”. Solo così si potrà sperimentare “un altro approccio alla solidarietà internazionale, troppo ferita da fretta e superficialità”.

martedì 10 novembre 2009

Per conoscere il fondatore della Croce Rossa internazionale



Recensione di “L’Italia a pezzi” di Antonio Roccuzzo


“Repubblica - Palermo” 8.11.09

Le virtù di Reggio Emilia, i vizi di Catania

Antonio Roccuzzo
L’ITALIA A PEZZI (Edizioni Laterza, pagine 154, euro 15,00)

Il progetto risorgimentale - “L’Italia è fatta, bisogna adesso fare gli italiani” - si è realizzato? Antonio Rocccuzzo, in L’Italia a pezzi. Cosa unisce Catania e Reggio Emilia, dà una risposta spiazzante: la unificazione culturale, etico-sociale, degli italiani è ancora da venire. E quella sinora realizzata - sul piano dei profitti - è avvenuta in nome del peggio. Due città-simbolo (Reggio Emilia e Catania) vengono analizzate da otto punti di vista: lo stato dell’informazione, la condizione degli immigrati, il dominio mafioso, le attività imprenditoriali, il volto dello Stato, la memoria storica dei cittadini, la vita politica. Punto per punto, con vivacità di linguaggio e precisione di dati, Roccuzzo dimostra che in Italia la differenza di redditi e della qualità dei servizi risulti fra le più gravi e preoccupanti fra le nazioni del mondo industrializzato: il Nord importa manodopera, burocrazia e professori dal Sud, ma non vi esporta civiltà e sviluppo reale”. E’ anche vero che “sotto le cifre delle ‘due Italie’ vive una nazione fondata sull’evasione fiscale al Nord e sul lavoro nero al Sud, ma soprattutto si agita un’economia criminale che già costruisce un solo paese sommerso, brutto, sporco e cattivo”. Insomma, i due mondi diversi e distanti rischiano di unificarsi proprio grazie alle energie peggiori del Paese: grazie a quel “flusso enorme di denaro sporco che è l’unica vera liquidità circolante, e non più solo nel Sud, soprattutto in tempo di recessione economica. Un fiume di euro illegali che rischia di ‘meridionalizzare’ l’Italia”.
Augusto Cavadi