martedì 20 giugno 2017

"DIOGENE MAGAZINE": DA QUESTO MESE UN VOLUME IN OMAGGIO

Come molti voi già sanno, il trimestrale “Diogene magazine” è una rivista di filosofia rivolta a tutti, non solo a professionisti del settore. Propone articoli che intrecciano varie discipline per riflettere su tematiche da sempre care all’uomo, ma anche su problematiche più specificamente contemporanee. Articoli di letteratura, teatro, cinema, arte si alternano a riflessioni etiche, sociali, politiche. D’impronta fortemente giornalistica, sempre ancorato alla realtà, Diogene Magazine prova ad andare al di là dell’autoreferenzialità accademica e del linguaggio settoriale per aprirsi all’esistere concreto dell’uomo e offrire sguardi critici sul mondo che lo circonda. Ampio spazio è dato alle immagini, spesso creazioni inedite che rendono la rivista interessante anche dal punto di vista artistico.
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Nota: l’abbonamento annuale (4 numeri a partire dal primo numero che si riceve, indipendentemente dal mese dell’anno solare) costa 30 euro e potrà essere effettuato via internet (www.diogenemagazine.it).
Ogni singolo numero ( del costo, in abbonamento, di euro 7,50) sarà corredato di un volume del prezzo di copertina di euro 9,90. 
Il numero 42 della rivista – che è il numero attualmente in distribuzione – contiene come libro in omaggio la mia ultima pubblicazione: Il mare, com’è profondo il mare (Diogene Multiemdia, Bologna 2017). 

P.S. riservato ai lettori palermitani del mio blog:
 Poiché in questi giorni è di passaggio a Palermo Mario Trombino, direttore della rivista, sto organizzando un “aperi-cena filosofico” , sulla terrazza di casa mia prospiciente il golfetto di Vergine Maria, per le ore 20 di venerdì 23 giugno 2017. Mario si augura che per l'occasione possa raccogliere osservazioni e commenti, anche critici, da parte di chi già conosce "Diogene Magazine".
   Le modalità tecniche seguiranno il nostro abituale stile conviviale: si metterà sulla tavola ciò che la perizia culinaria e la generosità amichevole suggeriranno a ciascun partecipante.
Per ovvie ragioni c’è assoluto bisogno di sapere chi saranno gli ospiti. Potremo accogliere solo le prime 20 prenotazioni: alla mia e-mail (a.cavadi@libero.it) o al mio cellulare (338.4907853) o al mio fisso (091.6377018).
                                                                                 Augusto Cavadi
                                                                           www.augustocavadi.com

venerdì 16 giugno 2017

IL MUTISMO SELETTIVO: UN'OCCASIONE PREZIOSA PER I GENITORI SICILIANI


      Più spesso di quanto non si supponga gli insegnanti  delle scuole elementari si trovano in classe degli alunni particolarmente silenziosi. Eccessiva riservatezza ? Scarsa intuitività? Svogliatezza nel tenersi al passo con i compagni che studiano? Timidezza immobilizzante? Per decenni ci si è barcamenati fra queste ipotesi e tuttora molti educatori ignorano che può trattarsi di una patologia che i manuali diagnostici internazionali (quinta edizione del DSM) hanno di recente codificato formalmente: mutismo selettivo. Si tratta di  un disturbo dell’infanzia e dell’adolescenza che viene catalogato fra i disturbi d’ansia: i ragazzini che ne soffrono, pur essendo dotati di buone capacità cognitive e di un linguaggio adeguato, non riescono a parlare al di fuori del contesto familiare.
      Ciò comporta una grande sofferenza perché rende quasi impossibile esprimere emozioni e pensieri, impedisce il gioco con i coetanei, nella maggior parte delle relazioni sociali arriva a  “paralizzare” e soffocare per l’ansia. Le difficoltà sono particolarmente evidenti, e gravide di conseguenze, nell’ambiente scolastico: un bambino con mutismo selettivo può essere “ congelato” dall’ansia fino a non poter chiedere di andare in bagno pur avendone  urgente bisogno; non può rispondere alle domande della maestra che vuole verificare il suo apprendimento e spesso rimarrà isolato e ignorato durante la ricreazione mentre i suoi compagni interagiscono  fra loro. Purtroppo questo disturbo è poco conosciuto, in ambito sia sanitario che scolastico. E si può ben immaginare con quali conseguenze: diagnosi sbagliate, interventi ritardati e inadeguati, rischio di cronicizzazione.
      Che fare in concreto e in tempi rapidi? Come per altre patologie è necessario che i familiari (anche loro fortemente provati dal confronto con questa sofferenza e spesso disorientati e scoraggiati) assumano un ruolo di protagonisti. Il lavoro di Associazioni di familiari presenti in ambito nazionale, come ad esempio l’A.I.MU.SE ( Associazione italiana mutismo selettivo , www.aimuse.it ) ha dimostrato quanto importante ed efficace possa risultare un’associazione di genitori nel promuovere informazioni, sensibilizzazione e iniziative concrete per questi bambini. L’A.I.MU.SE è presente anche in Sicilia orientale e ha come referente regionale la dottoressa Caterina Fazio (caterina.fazio@aimuse.it); ma mancava un punto di riferimento in Sicilia occidentale per realizzare iniziative soprattutto  nel territorio palermitano e trapanese. In questi giorni  la Direzione nazionale ha nominato il dottor Mario Mulè ( mario.mule@aimuse.it), in qualità di familiare, referente A.I.MU.SE per la Sicilia occidentale. Come è ovvio, il primo passo del neo-referente non può essere che il tentativo di  fondare un gruppo di familiari che possa definire il percorso da seguire e lavorare insieme per realizzarlo. Quanti ritengono, o soltanto sospettano, che i loro ragazzini vivano problematiche del genere sono invitati a partecipare (dopo un contatto preliminare con la segreteria: 333.4161666 ) a un primo incontro  a Palermo,  in via Veronica Gambara 2,  alle ore 10.00 di sabato 17 giugno.  In un secondo momento potrebbero crearsi ulteriori momenti di aggiornamento per psicoterapeuti, insegnanti e altri operatori nell’ambito educativo. Sarebbe importante, intanto,  che né pigrizia né inopportuni pudori inducano i congiunti a perdere un’occasione così preziosa per il benessere di tanti ragazzini prigionieri di una gabbia che solo per ignoranza si ritiene infrangibile.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

martedì 13 giugno 2017

FEDE E RIVOLUZIONE SECONDO MARCO GUZZI


“Centonove”
8.6.2017

QUANDO LA FEDE E’ RIVOLUZIONARIA

Fede e rivoluzione. Un manifesto” (Edizioni Paoline, 2017, pp. 192, euro 14,00) è l’ultimo dei diciassette libri della collana “Crocevia” che Marco Guzzi  ha dedicato alla sua proposta teorico-pratica  di intrecciare una “fede rivoluzionaria” e una “rivoluzione spirituale”  (p. 122).
Dico subito che, forse a differenza di ciò che ritiene l’autore, non è un libro per tutti: chi non condivida la prospettiva cristiana, sia pur in maniera critica, può trarne giovamento solo occasionalmente, cogliendo qua e là spunti sparsi. L’asse portante della proposta è infatti dichiarato con onestà intellettuale sin dalle prime pagine: la fede è “il presupposto umano del progressivo rivelarsi storico della verità, e di ogni verità” (p. 11); “questa fede, in cui tutti ci muoviamo, anche se non ci crediamo, in quanto è l’apertura di senso, il linguaggio, in cui oggi si dà il mondo, è la fede del Figlio, la fede che il Figlio di Dio, Gesù Cristo, ci ha rivelato, e cui facciamo tanta fatica a credere” (p. 12).
In nome e in forza di questa fede è possibile, anzi nel XXI secolo necessaria e urgente, una “Grande Riforma” (p. 15) che sia, simultaneamente, “una radicale riforma del cristianesimo” e “una riformulazione ancora più radicale dell’intero pensiero politico occidentale” (p. 124). Tre le tappe di realizzazione di tale progetto. La prima: “comprendere molto meglio la fase storico-collettiva che stiamo vivendo” (p. 135), caratterizzata  dalla crisi dell’ego avaro e bellicoso e dall’emergere di un io meno concentrato sui beni materiali e più aperto alla relazionalità. Dopo la mossa culturale, il “secondo elemento formativo” è di impronta psicologica (o psicoterapeutica in senso alto): “riconoscere con cura e con pazienza tutti i serbatoi di odio, di rabbia, di vergogna, di paura e di disperazione che alimentiamo ancora nelle nostre profondità” . Infatti “le forze distruttive dell’anima non si curano reprimendole o negandole, né tantomeno mascherandole sotto spessi strati di ipocrisia, ma solo lasciandole emergere alla luce di una coscienza benevola e creatrice, capace di utilizzare in modo costruttivo anche i nostri fuochi più furenti” (p. 139). “Questi primi due elementi formativi non potrebbero però funzionare se non sviluppassimo un terzo elemento formativo che in realtà è il primo, anzi è il centro di tutto il lavoro, cioè la pratica della meditazione e della preghiera” (p. 143).
 Questa breve sintesi non è sufficiente a restituire la ricchezza articolata del “manifesto” di Guzzi, il quale – a mio modesto avviso – presta il fianco, però,  ad almeno tre generi di riserve. Il filosofo troverà deludente l’argomento principale con cui l’autore scarta le visioni del mondo alternative alla religione cristiana. In sostanza egli sostiene che conviene credere in Dio perché, se fosse vero l’ateismo, saremmo costretti a sprofondare, disperati, nel nichilismo. Per certi versi (solo per certi versi) il bivio potrebbe essere o Tutto o nulla: ma non può essere l’angoscia davanti al nulla a farci optare per il Tutto. O ci sono dei dati oggettivi a favore di un Senso assoluto o è più onesto intellettualmente accettare, con coraggio, il Non-senso assoluto. Anche il teologo cristiano potrebbe avanzare delle riserve serie su quei passaggi in cui la differenza fra Gesù e gli altri uomini sembra assottigliarsi sino a scomparire: “la verità è l’Io umano-divino che stai diventando ascoltando e dando credito alle parole di Cristo” (p. 42). Filosofo laico e teologo credente convergeranno, infine, nella perplessità più grave sull’antropologia di Guzzi secondo la quale l’uomo – proprio questo misero esserino apparso, da poco, sulla faccia dell’universo e destinato, tra poco, a scomparire– sarebbe “l’autocoscienza dell’universo” (p. 89); il Soggetto di “una vera e propria ri-Creazione o ri-Generazione antropo-cosmica” (p. 97). Un genio della logica e della mistica come Wittgenstein avrebbe forse invitato Guzzi, dopo averne ammirato lo slancio poetico generoso, a scendere dai trampoli per ritornare a un destino terreno dal futuro tremendamente incerto.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com
 

lunedì 12 giugno 2017

QUANDO UN MATRIMONIO SMETTE DI FUNZIONARE...

Il titolo di questo post è mio.
Ma il testo l'ho tratto da una newsletter quotidiana che il vaticanista dell' "Espresso", Sandro Magister, invia gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta.
Per motivi che non sono riuscito a decifrare, Magister attacca quotidianamente papa Francesco e quanti osano accostarsi alle posizioni dell'attuale vescovo di Roma. Così riporta o testi polemici di cardinali e dotti professori cattolici contro il papa oppure - come in questo caso - testi di esponenti del mondo cattolico che dovrebbero scandalizzare il lettore.
A me risultano entrambi istruttivi: i primi perché mi fanno capire quanta arretratezza mentale ristagni ancora in settori rilevanti della Chiesa cattolica, i secondi perché mi danno la prova che qualche cosa si sta effettivamente muovendo nella direzione giusta.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com



ANCHE DAL SUPERIORE GENERALE DEI GESUITI PAROLE SENSATE

Qui di seguito alcuni passaggi più significativi dell'intervista che il nuovo superiore generale della Compagnia di Gesù, il venezuelano Arturo Sosa Abascal (molto vicino a Jorge Mario Bergoglio, come è noto proveniente anch’egli dal medesimo ordine religioso prima dlla sua consacrazione a vescovo) ha dato al vaticanista svizzero Giuseppe Rusconi per il blog Rossoporpora e per il "Giornale del Popolo" di Lugano.
Eccone i passaggi più significativi.
D. – Il cardinale Gerhard L. Műller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ha detto a proposito del matrimonio che le parole di Gesù sono molto chiare e "nessun potere in cielo e in terra, né un angelo né il papa, né un concilio né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarle".
R. – Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito.
D. – Ma allora, se tutte le parole di Gesù vanno esaminate e ricondotte al loro contesto storico, non hanno un valore assoluto.
R. – Nell’ultimo secolo nella Chiesa c’è stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente che cosa volesse dire Gesù... Ciò non è relativismo, ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla Chiesa che è fatta di persone umane… Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù, ma bisogna sapere quale è stata!
D. – È discutibile anche l’affermazione in Matteo 19, 3-6: "Non divida l’uomo ciò che Dio ha congiunto"?
R. – Io mi identifico con quello che dice papa Francesco. Non si mette in dubbio, si mette a discernimento…
D. – Ma il discernimento è valutazione, è scelta tra diverse opzioni. Non c’è più un obbligo di seguire una sola interpretazione…
R. – No, l’obbligo c’è sempre, ma di seguire i risultati del discernimento.
D. – Però la decisione finale si fonda su un giudizio relativo a diverse ipotesi. Prende in considerazione dunque anche l’ipotesi che la frase "l’uomo non divida…" non sia esattamente come appare. Insomma mette in dubbio la parola di Gesù.
R. – Non la parola di Gesù, ma la parola di Gesù come noi l’abbiamo interpretata. Il discernimento non sceglie tra diverse ipotesi ma si pone in ascolto dello Spirito Santo, che – come Gesù ha promesso – ci aiuta a capire i segni della presenza di Dio nella storia umana.
D. Ma come discernere?
R. – Papa Francesco fa discernimento seguendo sant’Ignazio, come tutta la Compagnia di Gesù: bisogna cercare e trovare, diceva sant’Ignazio, la volontà di Dio. Non è una ricerca da burletta. Il discernimento porta a una decisione: non si deve solo valutare, ma decidere.
D. – E chi deve decidere?
R. – La Chiesa ha sempre ribadito la priorità della coscienza personale.
D. – Quindi se la coscienza, dopo il discernimento del caso, mi dice che posso fare la comunione anche se la norma non lo prevede…
R. – La Chiesa si è sviluppata nei secoli, non è un pezzo di cemento armato. È nata, ha imparato, è cambiata. Per questo si fanno i concili ecumenici, per cercare di mettere a fuoco gli sviluppi della dottrina. Dottrina è una parola che non mi piace molto, porta con sé l’immagine della durezza della pietra. Invece la realtà umana è molto più sfumata, non è mai bianca o nera, è in uno sviluppo continuo.
D. – Mi par di capire che per lei ci sia una priorità della prassi del discernimento sulla dottrina.
R. – Sì, ma la dottrina fa parte del discernimento. Un vero discernimento non può prescindere dalla dottrina.
D. – Però può giungere a conclusioni diverse dalla dottrina.
R. – Questo sì, perché la dottrina non sostituisce il discernimento e neanche lo Spirito Santo.
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Propriamente, vi sono esegeti cattolici che danno delle parole di Gesù sul matrimonio e il divorzio un'interpretazione che ammette il ripudio e le seconde nozze.
È il caso del monaco camaldolese Guido Innocenzo Gargano, biblista e patrologo di fama, docente alle pontificie università Gregoriana e Urbaniana: vedi